OTTOBRE 1917 E LUGLIO 1936

é evidente che una rivoluzione non si svolge in un sol giorno. é sempre un movimento multiforme e confuso. Tutto il problema sta nella capacità del movimento rivoluzionario di agire in un senso sempre più chiaro e di andare verso l’irreversibile. Il paragone sovente mal posto tra la Russia e la Spagna lo illustra bene. Tra il febbraio e l’ottobre 1917, i soviet furono un potere parallelo a quello statale. A lungo appoggiarono lo Stato legale, e in questo senso non agivano da rivoluzionari. Si potrebbe dire che allora erano controrivoluzionari. Non si tratta d’incollare loro un’etichetta, ma di capire che furono il campo di una lotta lunga e aspra tra la corrente rivoluzionaria (rappresentata in particolare, ma non solamente, dai bolscevichi) e i vari conciliatori. Fu solamente al termine di questa lotta che i soviet si sollevarono contro lo Stato27. Nel febbraio 1917 sarebbe stato assurdo per un comunista dire: "questi soviet non agiscono da rivoluzionari, io li denuncio e li combatto". Perché allora i soviet non erano stabilizzati. Il conflitto che li animò per mesi non era una lotta di idee, ma il riflesso di un antagonismo di interessi reali.

"Saranno gli interessi (e non i principi (a mettere in moto la rivoluzione. é precisamente solo a partire dagli interessi che possono svilupparsi i principi: ciò significa che la rivoluzione non sarà solamente politica, ma sociale."28

Gli operai e i contadini russi volevano la pace, la terra e le riforme democratiche che il governo non accordava. Questo antagonismo spiega l’ostilità crescente, poi lo scontro che li vide contrapposti. Le lotte di classe precedenti avevano permesso lo sprigionamento di una minoranza rivoluzionaria che sapeva più o meno cosa voleva (cfr. le esitazioni della direzione bolscevica dopo febbraio), e che fini per organizzarsi in questo senso, riprendendo le rivendicazioni delle masse per sollevarle contro il governo. Nell’aprile 1917, Lenin disse che:

"Se noi parliamo di guerra civile prima che la gente ne abbia compreso la necessità, incliniamo verso il blanquismo [...]. I cannoni e i fucili sono nelle mani dei soldati, e non dei capitalisti: questi ultimi prevalgono ora non con la violenza ma con l’inganno, e non si può gridare alla violenza, sarebbe assurdo. Rinunciamo per il momento a questa parola d’ordine, ma solo per il momento"29. A partire dal ribaltamento della maggioranza nei soviet (in settembre), Lenin chiamò alla presa del potere con le armi (sull’evoluzione ulteriore della Russia, cfr. "La Ligue des Communistes Internationalistes" e "Rivoluzione politica e sociale").

Niente di simile in Spagna. Malgrado la loro frequenza e violenza, gli scontri succedutisi dopo la Prima Guerra Mondiale non permisero una delimitazione di classe tra i proletari. Costretti alla lotta violenta dalla repressione dei movimenti rivendicativi, i proletari non cessavano di battersi, ma non riuscirono a dirigere, a concentrare i loro colpi contro il nemico. In questo senso non c’era "partito" rivoluzionario in Spagna. Non perché una minoranza di "rivoluzionari" non era riuscita a organizzarsi (questo significherebbe prendere le cose dalla coda e rovesciare il problema Ð, ma perché le lotte, malgrado la loro violenza, non avevano fatto emergere nettamente un’opposizione di classe tra proletariato e capitale. Parlare di "partito" ha senso solo se lo si concepisce come organizzazione del movimento comunista. Questo movimento era a quel tempo troppo debole, troppo disperso (non geograficamente ma nella misura in cui disperdeva i suoi colpi); non attaccava l’avversario al cuore; non si emancipava dalla tutela della cnt, organizzazione globalmente riformista come ogni sindacato è condannato a divenire, malgrado la presenza di militanti radicali; in breve non si organizzava in modo comunista perché non agiva in modo comunista. Il caso spagnolo dimostra che l’intensità della lotta di classe (indiscutibile in Spagna (non suscita automaticamente un’azione comunista, e dunque il partito rivoluzionario che l’anima. I proletari spagnoli non esitarono mai a farsi ammazzare (persino in pura perdita), ma senza superare la soglia che li separava da un attacco contro il capitale (lo Stato, il sistema economico mercantile). Essi impugnarono le armi, presero iniziative immediate (comuni libertarie, prima del ‘36, collettivizzazioni, dopo) ma non andarono oltre. Molto presto, cedettero la direzione delle milizie al Comitato Centrale delle Milizie. Non si può paragonare quest’organismo, né alcun altro di quelli che sorsero in Spagna, ai soviet russi. L’"ambiguità del Comitato Centrale delle Milizie [...] a un tempo un’appendice importante della Generalitat [governo provinciale catalano] e una sorta di comitato coordinatore degli Stati Maggiori delle organizzazioni antifasciste"30, determinò la sua integrazione nello Stato, perché il Comitato Centrale era preda di organizzazioni che si disputavano il potere statale (capitalista).

In Russia, vi fu una lotta tra una minoranza radicale organizzata e in grado di formulare la prospettiva rivoluzionaria, e la maggioranza dei soviet. In Spagna, gli elementi radicali, checché potessero pensare, accettarono l’orientamento maggioritario (Durruti parti per lottare contro Franco, lasciando lo Stato intatto dietro di sé), allorché contestarono lo Stato, lo fecero senza cercare di distruggere le organizzazioni "operaie" che li avevano "traditi" (CNT e POUM inclusi). La differenza essenziale, per cui non si ebbe un "Ottobre spagnolo", fu l’assenza in Spagna di un’autentica contraddizione di interessi tra i proletari e lo Stato. "Obiettivamente", proletariato e capitale si oppongono, ma tale opposizione riguarda la sfera dei principi, che non coincidono con la realtà. Nel suo movimento sociale effettivo, il proletariato spagnolo non arrivò mai ad affrontare in blocco il capitale e lo Stato. In Spagna non vi erano rivendicazioni brucianti (cioè sentite come tali) che forzassero gli operai ad attaccare lo Stato per soddisfarle (come in Russia la pace, la terra eccetera). Questa situazione di non-antagonismo comportò l’assenza del "partito", che a sua volta gravò pesantemente sugli eventi, impedendo all’antagonismo di maturare per poi esplodere. Paragonata all’instabilità russa tra febbraio e ottobre, la Spagna si presentava come una situazione in via di normalizzazione dall’inizio dell’agosto ‘36. Se dopo il febbraio ‘17 l’esercito dello Stato russo si disgregò, dopo il luglio ‘36 quello dello Stato spagnolo si ricompose, benché sotto una forma nuova, "popolare".