CILE

Di recente, è probabilmente il Cile ad avere rivitalizzato di più la pseudo-opposizione democrazia/fascismo. Questo esempio illustra disgraziatamente bene il meccanismo di trionfo della dittatura e di tripla sconfitta del proletariato.

Il Fronte Popolare cileno degli anni Trenta si schierava dichiaratamente contro l’"oligarchia". La lotta contro il parlamentarismo oligarchico, presentato come una limitazione delle forze più conservatrici, facilitò l’evoluzione verso un sistema presidenziale, più centralizzato, con un potere statale rafforzato, capace di promuovere delle riforme, cioè lo sviluppo industriale. Questo Fronte Popolare (durato essenzialmente dal 1936 al 1940) corrispondeva alla congiunzione dell’aumento delle classi medie urbane (borghesia e impiegati) e della crescita lotte operaie. Queste ultime si organizzavano intorno alla centrale socialista, decimata dalla repressione, alla CGT d’ispirazione anarcosindacalista, influenzata dagli Industrial Workers of the World, abbastanza debole (da 20 a 30.000 membri nel 1932, su 200.000 iscritti ai sindacati), e soprattutto ai sindacati animati dal Partito Comunista. Negli anni Venti, i sindacati degli impiegati avevano condotto scioperi altrettanto duri di quelli degli operai (salvo che nei due bastioni del radicalismo operaio: il nitrato (rimpiazzato in seguito dal rame (e il carbone). Benché insistesse su di una riforma agraria, la coalizione stalino-radical-socialista non riusci a imporla all’oligarchia. Non fece grandi cose neppure per recuperare le ricchezze del Paese sfruttate dagli stranieri (a quel tempo, il nitrato), ma realizzò un balzo industriale mai conosciuto dal Cile, né prima né dopo. Grazie a istituzioni simili al New Deal, con la maggior parte degli investimenti forniti dallo Stato, venne impiantata una struttura capitalista statale, che sviluppò l’industria pesante e l’energia. La produzione industriale aumentò in quel periodo del 10%; da allora al 1960 del 4%; e negli anni Sessanta dall’1 al 2%. Una riunificazione sindacale tra i socialisti e gli stalinisti ebbe luogo nel 1936 e indeboli ancor più la CGT: il Fronte Popolare distrusse ciò che rimaneva del movimento sovversivo. In quanto coalizione, questo regime durò fino al 1940, allorché il Partito Socialista se ne ritirò. Ma continuò fino al 1947, con i radicali e il Partito Comunista, e il sostegno intermittente della Falange fascista (antenato destrorso della Democrazia Cristiana cilena, il cui capo, Eduardo Frei17, proviene d’altronde da li). Lo stesso Partito Comunista l’appoggiò fino al 1947, allorché venne posto fuori legge dai radicali.

Come dicono i gauchisti di ogni epoca, i Fronti Popolari sono pure dei prodotti della lotta operaia: ma di una lotta che resta dentro il quadro capitalista e lo spinge a modernizzarsi. Dopo il 1970, Unidad Popular si dette anch’essa per obiettivo il rilancio del capitale nazionale cileno (che la Democrazia Cristiana non aveva saputo difendere negli anni Sessanta), integrandovi gli operai. Alla fin fine, i proletari cileni furono battuti tre volte. In primo luogo, lasciando che le proprie lotte economiche si ponessero sotto le bandiere delle forze di sinistra, accettando il nuovo Stato, perché appoggiato dalle organizzazioni "operaie". Nel 1971, Allende rispondeva a questa domanda:

"Pensa che sia possibile evitare la dittatura del proletariato?

- Io credo di si: è per questo che noi lavoriamo"18.

In secondo luogo, facendosi reprimere dall’esercito dopo il colpo di Stato del 1973. Se i proletari non poterono opporsi al colpo di Stato, contrariamente a quanto sostenuto dalla stampa gauchista che parlava di "resistenza armata", fu perché erano stati disarmati materialmente e ideologicamente dal governo di Allende. Quest’ultimo aveva obbligato a più riprese gli operai a restituire le armi. Aveva avviato lui stesso la transizione verso un governo militare, nominando ministro degli Interni un generale. Soprattutto, ponendosi sotto la protezione dello Stato democratico, incapace per sua natura di evitare il totalitarismo (poiché lo Stato è prima di tutto per lo Stato (democratico o dittatoriale (prima di essere per la democrazia o per la dittatura), i proletari si condannarono sin dall’inizio a non potere resistere a un golpe di destra. Un accordo importante tra Unidad Popular e la Democrazia Cristiana affermava:

"Noi vogliamo che i Carabineros e le forze armate continuino a essere una garanzia del nostro ordine democratico, il che implica il rispetto delle strutture di organico e gerarchiche dell’esercito e della polizia"19.

Eppure, fu il terzo momento della disfatta il più ignobile. Bisogna conferire all’estrema sinistra internazionale la medaglia che si merita. Dopo aver appoggiato lo Stato capitalista con l’intento di spingerlo più in avanti, la sinistra e i gauchisti giocarono ai profeti: "Vi avevamo avvertiti, lo Stato è la forza repressiva del capitale". Gli stessi che sei mesi prima sottolineavano i progressi degli elementi radicali nell’esercito o la penetrazione dei rivoluzionari in tutta la vita politica e sociale, ripeterono in seguito che l’esercito era rimasto "l’esercito borghese", e che l’avevano ben detto...

Evidentemente, cercando innanzitutto di giustificare il loro inestricabile fallimento, essi utilizzarono l’emozione e lo shock causati dal golpe per affossare il tentativo di qualche proletario cileno (o di altri Paesi) di trarre la lezione degli avvenimenti. Invece di mostrare ciò che aveva fatto, e che non avrebbe potuto non fare, Unidad Popular, essi ripresero la medesima politica, piegandola solo "a sinistra". La foto di Allende che imbraccia un’arma automatica durante il colpo di Stato divenne il simbolo della democrazia di sinistra infine risoluta a battersi effettivamente contro il fascismo. La scheda elettorale va bene, ma non è sufficiente: occorrono pure i fucili: ecco la lezione gauchista del Cile. La stessa morte di Allende, prova fisica, se ve ne fosse bisogno, del fallimento della democrazia, viene travestita da prova della sua volontà di lotta.

"Se poi, all’atto pratico, i loro interessi si rivelano non interessanti e la loro forza un’impotenza, la colpa o è di questi sciagurati sofisti che dividono il popolo indivisibile in diversi campi nemici; o dell’esercito, troppo abbruttito e troppo accecato per comprendere che i puri scopi della democrazia sono il proprio bene [...]. Ad ogni modo, il democratico esce sempre senza macchia dalla più grave sconfitta, come senza colpa vi è entrato [...]."20

Quanto a interrogarsi sulla natura di Unidad Popular, sul contenuto di questa famosa lotta (per il voto ieri, per il voto + il fucile, parrebbe, oggi), in breve, su cosa sono capitalismo e comunismo, sullo Stato, questo è un altro affare, un lusso che non ci si può permettere quando "il fascismo attacca". Ci si potrebbe domandare pure perché i "cordoni" industriali tanto vantati non si siano quasi mossi. Ma è l’ora dell’adunata: la sconfitta salda gli antifascisti ancor più fermamente che la vittoria. Viceversa, di fronte alla situazione portoghese, si eluderà ogni critica, con il pretesto di non fare nulla che possa ostacolare il "movimento". E una delle prime dichiarazioni dei trotskysti portoghesi dopo il 25 aprile 1974, sarà per denunciare gli "ultrasinistri" non disposti a partecipare al gioco della democrazia.

In una parola, l’estrema sinistra internazionale si è unita per impedire di cogliere il significato degli eventi cileni, per strappare ancor più ai proletari la prospettiva comunista, facilitando cosi il ritorno della democrazia cilena il giorno in cui il capitale ne avrà nuovamente bisogno.