NOTE

AVVERTENZA

(Dei testi citati da Barrot, quando esistente, è stata indicata l’edizione italiana più recente. Capita cosi che le date di pubblicazione possano essere posteriori a quella di "Bilan". Contre-révolution en Espagne. 1936-1939.)

1 Cfr. Auschwitz ovvero il Grande Alibi, gruppo della sinistra comunista, Torino, 1970 (da "Programme communiste", n. 11, 1960). L’opinione pubblica non rimprovera tanto al nazismo il suo orrore, giacché poi gli altri Stati e semplicemente l’organizzazione capitalista dell’economia mondiale hanno fatto morire di fame o nelle guerre altrettanti uomini quanti ne aveva uCCIsi o messi nei campi il primo. Gli rimprovera soprattutto di averlo fatto apposta, di essere stato coscientemente malvagio, di aver "deciso" di sterminare gli ebrei. Nessuno è "responsabile" delle carestie che decimano delle popolazioni, ma i nazisti, loro si, vollero sterminare. Per estirpare questo moralismo e quest’assurdità, è importante avere una concezione materialista dei campi di concentramento, dimostrando che non si trattava di un mondo aberrante o demenziale, e che al contrario obbediva alla logica capitalista "normale", applicata solamente a delle circostanze speciali. Nella loro origine cosi come nel loro funzionamento, i campi facevano parte dell’universo mercantile capitalista.

2 Boris Souvarine, in Bulletin Communiste, 27 novembre 1925.

3 Durante la guerra, centomila giapponesi furono internati nei campi negli Stati Uniti, ma non ci fu nessun bisogno di liquidarli.

4 Cfr. L’Humanité, 6 marzo 1972, cit. in Le Prolétaire, n. 124.

5 Cfr. il cap. "Il colpo di Stato di Kapp e l’insurrezione nella Ruhr", in Denis Authier (Jean Barrot, La Sinistra comunista in Germania, La Salamandra, Milano, 1981.

6 "De la politique", in Le Mouvement communiste, n. 5, ottobre 1973.

7 Sul caso particolare della Francia, cfr. l’opera collettiva Ph. Riviale (J. Barrot (A. Borczuk, La légende de la gauche au pouvoir. Le Front Populaire, La Tête de Feuilles, Paris, 1973. Questa raccolta contiene testi della Sinistra comunista degli anni Trenta, tra cui uno di "Bilan" sulla giornata del 6 febbraio 1934, e uno sulla Spagna della minoranza della Ligue des Communistes Internationalistes de Belgique (pp. 119-22).

8 Il n. 2 dei Cahiers du Futur, dedicato alla "dittatura" da J. Baynac, G. Guénan e P. Sorin, supera l’opposizione tradizionale fascismo-democrazia, ma a modo suo.

Invece di analizzare le condizioni nelle quali si formò la democrazia borghese, e i suoi rapporti ambigui con il movimento proletario, questa rivista celebra la lucidità di coloro (i controrivoluzionari del xix secolo, per esempio) che l’hanno sempre combattuta. Invece di spiegare la ripresa dei temi rivoluzionari da parte della controrivoluzione, si compiace nella descrizione di ciò che sulle sue pagine diventa un groviglio insensato. Il lettore ne esce con un sentimento di disgusto: ma verso cosa? verso la controrivoluzione? o verso la rivoluzione? l’una o l’altra o forse entrambe. Tutto è riassunto in questa frase della presentazione: "Comprenda chi può". Infatti.

Descrivere l’orrore senza cercare né indicare i mezzi per uscirne, non è l’ultimo rifugio dell’estetismo per la piccola élite che ha compreso che l’arte è morta? Il cinismo fa qui le veci della filosofia. La visione che emana da questo numero della rivista è quella, ahimè troppo conosciuta, di un mondo diviso in lupi e agnelli. I redattori amano confondere le tracce, ma essi dove sono? al di sopra della mischia, o da quale parte? Non serve a niente farsi forti della "rivoluzione" (naturalmente totale) quando non se ne indica per nulla il come. Al meglio, è un’esigenza morale. Al peggio, si accetterà ogni finimondo che sappia presentarsi come grande afflato, spinta brutale di forze oscure tanto più seducenti perché incomprese. Niente vieterebbe di accogliere un "fascismo" (cioè semplicemente il capitalismo!) per poco che appaia come un’avventura. L’essenza dell’elitismo non risiede in idee particolari, si circonda altrettanto bene di idee reazionarie quanto di tesi ultra radicali. Ciò che lo definisce, è prima di tutto una certa maniera di posare di fronte al mondo, di distinguersi dalla massa (nella quale, al contrario, i gauchisti vorrebbero tuffarsi). Poco importa qui che questo sotto-nietzschianismo corrisponda a un reale cinismo oppure mal celi uno smarrimento profondo.

Le illustrazioni tradiscono, con il pretesto di esorcizzarla, una fascinazione della violenza e della morte. Il minimo esigibile da ogni individuo o gruppo con pretesa rivoluzionaria è di rifiutare il ricatto della "barbarie nazista", della "repressione", del "martirio degli ebrei", o dei campi di concentramento russi, di cui la democrazia occIdentale c’inonda per persuaderci dei suoi benefici e farci dimenticare il suo versante totalitario. I "Cahiers du Futur" si limitano a capovolgere questa demagogia, ostentando l’atroce per... Per che cosa esattamente? Derisione di tutto, dunque anche della rivoluzione, questa rivista privilegia solo una cosa: il punto di vista lucido dei suoi redattori, che, loro si, hanno "compreso". Paradosso: il pensiero più di punta reinventa l’ossessione della filosofia occIdentale, e privilegia il "soggetto" che pensa e osserva il mondo, incapace di comprendersi come parte di questo mondo e certamente di trasformarlo in un senso rivoluzionario. Atteggiamento tipico della decadenza.

9 "Le Parti Communiste d’Italie face à l’offensive fasciste (1921-1924)", in Programme communiste, nn. 45-46-47-48/49-50, 1969-’71. Questa rivista del Partito Comunista Internazionale (cfr. la nota 102) si ostina a non fare la critica dei sindacati. Il Partito Comunista d’Italia (allora diretto dalla sinistra e da Bordiga) rifiutava il "fronte unico" politico ma tentava d’imporlo a livello sindacale. Su quest’epoca, cfr. Robert Paris, Histoire du fascisme, Maspéro, 1965, tomo I; e la "Revue Théorique du Courant Communiste Internationale", n. 2.

10 Citato in Programme communiste, n. 50, ottobre ‘70-marzo ‘71, p. 8.

11 "L’effondrement du parti social-démocrate autrichien", in Les Temps modernes, dicembre 1954.

12 Cfr. Communisme, n. 5, 15 agosto 1937, in Ph. Riviale (J. Barrot (A. Borczuk, La légende de la gauche au pouvoir. Le Front Populaire, La Tête de Feuilles, Paris, 1973, p. 122.

13 Cfr. gli articoli di Brune [Pierre Souyri] in "Socialisme ou Barbarie", nn. 24 e 29; Simon Leys, Gli abiti nuovi del presidente Mao, Antistato, Milano, 1977; Charles Reeve, La tigre di carta, La Fiaccola, Ragusa, 1974; Révo. Cul. dans la Chine Pop., uge 10/18, Paris, 1974.

14 M. Vaussard, L’Italie contemporaine, Hachette, Paris, 1950, pp. 298-300.

15 Sul Portogallo vedi Les luttes de classes au Portugal, in La Guerre Sociale, n. 2, 1978. Le analisi di Le Prolétaire (bimensile in lingua francese del Partito Comunista Internazionale) esagerano l’influenza dei movimenti nazionali nelle colonie portoghesi sulla madrepatria, cosi come s’illudono sulla portata "rivoluzionaria" dei movimenti nazionali nei Paesi del Terzo mondo in generale.

Per un esempio di confusione, cfr. Spartacus, n. 1, che parla di "Octobre au Portugal": vedine la critica in Révolution Internationale, n. s., n. 20.

16 Le Prolétaire, n. 206.

17 Questo sostegno dell’estrema destra alla sinistra non sorprenderà. Per contro, non è raro che Partiti Comunisti dell’America Latina abbiano appoggiato dei regimi militari o dittatoriali perché "progressisti", nel senso dell’appoggio agli Alleati nella Seconda Guerra mondiale, della creazione di un capitalismo nazionale, o di concessioni agli operai. Cfr. Alba, Histoire du mouvement ouvrier en Amérique Latine, Ed. Ouvrières, Paris. Maoisti e trotskysti agiscono spesso allo stesso modo, per esempio in Bolivia.

18 Le Monde, 7-8 febbraio 1971, cit. in Le Prolétaire, n. 99.

19 Le Prolétaire, n. 158.

20 Karl Marx, Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, Einaudi, Torino, 1976, pp. 218-19.

21 Cfr. la raccolta Portugal, l’autre combat, Spartacus, Paris, 1975, e il giornale "Combate".

22 Karl Marx, "Espartero", in New York Daily Tribune, 19 agosto 1854, in OEuvres politiques, Costes, Paris, 1931, t. VIII.

23 Abel Paz, Durruti. Le peuple en armes, La Tête de Feuilles, Paris, 1972, pp. 333, 365, 367.

24 La Révolution Prolétarienne, n. 236, 10 dicembre 1936.

25 Sul terrorismo, cfr. Jean Barrot, Violence et solidarité révolutionnaires, Ed. de l’Oubli, Paris, 1974 (in particolare a proposito del gruppo spagnolo detto "MIL", di cui faceva parte Puig Antich).

26 Karl Marx, OEuvres politiques, cit., p. 163.

27 Oskar Anweiler, Storia dei soviet. 1905-1921, Laterza, Bari, 19??.

28 Karl Marx, Ecrits militaires, L’Herne, Paris, 1970.

29 Vladimir Ilic Lenin, Opere complete, Ed. Riuniti, Roma, 1972, vol. XXIV, p. ??.

30 Carlos Semprun-Maura, Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna, Antistato, Milano, 1976, p. 52.

31 Friedrich Engels (Karl Marx, 1871. La Comune di Parigi. La guerra civile in Francia, Ed. International (La Vecchia Talpa, Savona-Napoli, 1975, p. 130.

32 Ibidem, p. 136.

33 Ibidem, p. 141.

34 Allorché ripresero la posizione marxista sulla distruzione dello Stato, Trotsky e Pannekoek non si rifecero alla Comune di Parigi, contrariamente a Lenin, più tardi, in Stato e rivoluzione. Cfr. Oskar Anweiler, Storia dei soviet. 1905-1921, cit., p. 109, e Denis Authier (Jean Barrot, La Sinistra comunista in Germania, cit., cap. "La Sinistra tedesca prima del 1914".

Sul 1871, cfr. Philippe Riviale, La ballade du temps passé. Guerre et insurrection de Babeuf à la Commune, Anthropos, Paris, 1977.

35 A. Nunès, Les révolutions du Mexique, Flammarion, Paris, 1975, pp. 101-2.

36 Cfr. la sua lettera a Korsch del 28 ottobre 1926, in La crisi del 1926 nel Partito e nell’Internazionale, "Quaderni del Programma Comunista", n. 4, aprile 1980.

37 Secondo Alfonso Leonetti, vecchio trotskysta rientrato nel PCI, l’organo di stampa comunista avrebbe scritto nel 1931 che l’avvento della Repubblica spagnola non avrebbe cambiato granché: residuo di sinistra o influenza del "terzo periodo" settario dell’Intenazionale Comunista? Bordiga avrebbe commentato questa posizione dicendo "Il partito ritorna a me". Cfr. Alfonso Leonetti, Note su Gramsci, Argalia, Urbino, 19??, pp. 199 sgg.

38 Masses, n. 11, 25 novembre 1933.

39 Alba, Histoire du POUM, Champ Libre, Paris, 1975, pp. 40 e 69-70.

40 C. Rama, La crise espagnole au XXe siècle, Fischbacher, 1962, p. 219.

41 Alba, Histoire du POUM, cit., p. 206.

42 Alba, Histoire du POUM, cit., pp. 272, 276, 284-85.

43 Alba, Histoire du POUM, cit., p. 279.

44 In L’Internationale, n. 30, 10 agosto 1937.

45 Sull’anarchismo prima del 1914, cfr. la prefazione di J.-Y. Bériou a D. Nieuwenhuis, Le socialisme en danger, Payot, Paris, 1974.

46 Cfr. Denis Authier (a cura di), La Gauche allemande (Textes), La Vecchia Talpa (Invariance), Napoli, 1973, in particolare l’intervento di Bergmann al III congresso dell’Internazionale Comunista.

47 Alba, Histoire du POUM, cit., p. 61.

48 César M. Lorenzo, Los anarquistas y el poder, Ruedo Iberico, 1972. Cfr. anche pp. 102 sgg.

49 Ibidem, p. 126.

50 Ibidem, p. 303.

51 Ibidem, p. 316.

52 Ibidem, pp. 355 e 386.

53 J. de Boe, La révolution en Espagne, Bruxelles, s.d., pp. 10, 19.

54 André et Dori Prudhommeaux, Catalogne libertaire (1936-1937), Ed. Le Combat Syndacaliste, 1970 (riproduzione di una brochure apparsa all’epoca presso Spartacus), p. 5. Dopo il 1945, questi due autori pubblicarono un buono studio storico sulla nascita del Partito Comunista Tedesco e l’insurrezione mancata del gennaio 1919: Spartacus et la Commune de Berlin, Spartacus, Paris, 1949.

55 André et Dori Prudhommeaux, Catalogne libertaire (1936-1937), cit., pp. 7, 59.

56 "La Révolution Prolétarienne", n. 206, 10 settembre 1935. Gli stessi deplorarono in seguito il dominio "comunista" (cioè del PCF) sulla CGT riunificata nel 1936: cfr. per esempio il n. 263, 25 gennaio 1938.

57 La Révolution Prolétarienne, n. del 10 agosto 1936, cit. in Alba, Histoire du POUM, cit., p. 113.

58 La Révolution Prolétarienne, n. 235, 25 novembre 1936. Gli articoli di Lazarévitch sono stati riprodotti nel volume Les révolutions en Espagne, Belfond, Paris.

59 La Révolution Prolétarienne, n. 243, 25 marzo 1937.

60 La Révolution Prolétarienne, n. 288, 10 febbraio 1939.

61 La Révolution Prolétarienne, nn. 287 e 288.

62 Le Drapeau Rouge, 25 dicembre 1936.

63 Le Libertaire, cit. in L’Internationale, n. 36, 20 aprile 1938.

64 Camillo Berneri, Guerra di classe in Spagna. 1936-’37, Ed. rl, Genova Bavari, 1979, p. 14.

65 Ibidem, pp. 32-7.

66 Ibidem, pp. 38-41.

67 "Une théorie révolutionnaire!", in L’Ami du Peuple, n. 5, cit. in L’Internationale, n. 33, 18 dicembre 1937.

68 "Nécessité d’une junte révolutionnaire" in L’Ami du Peuple, n. 6, cit. in L’Internationale, n. 33, 18 dicembre 1937.

69 César M. Lorenzo, Los anarquistas y el poder, cit., p. 270.

70 M. Ollivier, Le Guépéou en Espagne. Les journées sanglantes de Barcelone (du 3 au 9 mai 1937), Spartacus, 1937, pp. 2-3.

71 Ibidem, pp. 28-9.

72 Ibidem, pp. 30-1.

73 Brochure di Katia Landau, moglie di Kurt Landau "vecchio segretario dell’Opposizione di sinistra internazionale [trotsysta], solidale col POUM, contro Trotsky" (Pierre Broué (Emile Témine, La rivoluzione e la guerra di Spagna, Mondadori, Milano, 1980, p. 278), uccIso dagli stalinisti. Il reprint dell’edizione originale (Spartacus) nel 1971 è accompagnato da una "critica ultrasinistra" che fa ancora della rivoluzione un problema di forma, di organizzazione democratica: i gruppi rivoluzionari dovrebbero essere "autonomi" e "fondersi nell’organizzazione spontanea che il proletariato si dà" (p. 49).

74 Alba, Histoire du POUM, cit., p. 340.

75 Per esempio, dopo il 1945, Masses, i "Cahiers Spartacus", La Révolution Prolétarienne, Pierre Monatte in Tre scissioni sindacali, Victor Serge ne Le nouvel impérialisme russe eccetera. Dopo la guerra, il POUM in esilio sarebbe stato a favore della più larga alleanza contro il fascismo, monarchici inclusi, ma senza il Partito Comunista, per antitotalitarismo. Cfr. Sur les "cas particuliers", in "Internationalisme", n. 35, giugno 1948, riprodotto nel Bulletin d’étude et de discussion di "Révolution Internationale", n. 6.

76 L’Internationale, n. 3, 13 febbraio 1934. Uno dei suoi militanti, Henri Chazé (alias Gaston Davoust) riassume la storia di questo gruppo in una lettera del 5 maggio 1975 a La Jeune Taupe, n. 6, luglio 1975. Egli vi afferma che l’Union Communiste era "nettamente contro il frontismo", e che le sue posizioni sulla Spagna sono state deformate nella raccolta La légende de la gauche au pouvoir (cfr. la nota 7). Si confrontino queste due affermazioni con i testi dell’Union Communiste pubblicati nella presente opera.

77 L’Internationale, n. 10, 12 dicembre 1934.

78 Ibidem.

79 L’Internationale, n. 21, 23 maggio 1936.

80 L’Internationale, n. 26, 12 febbraio 1937.

81 L’Internationale, n. 27, 10 aprile 1937.

82 Cfr. Daniel Guérin, Fronte Popolare, rivoluzione mancata, Jaca Book, Milano, 1976 e J. Rabaut, Tout est possible!, Denoël, 1974. Come René Lefeuvre, animatore delle edizioni Spartacus e di Masses, questi due autori fecero parte del Parti Socialiste Ouvrier et Paysan, fondato nel 1938 dopo l’esclusione della Gauche Révolutionnaire dalla SFIO. Pivert sarebbe rientrato nella sfio dopo il ‘45. Sulla sinistra del Fronte Popolare, cfr. la raccolta di Rioux (a cura di), Révolutionnaires du Front Populaire, uge 10/18, Paris. Sui rivoluzionari contro il Fronte Popolare, cfr. La légende de la gauche au pouvoir.

83 L’Internationale, n. 29, 10 luglio 1937.

84 Bulletin, a. V, n. 3, marzo 1936.

85 Cfr. i numeri di aprile e maggio 1936. Il numero di giugno riportava la conferenza. Tre punti avevano sollevato divergenze: la natura dei movimenti di massa di quel periodo, le correnti di sinistra uscite dalla socialdemocrazia, e la formazione del partito. La tendenza vicina a "Bilan" difendeva grossomodo le posizioni radicali contro la tentazione centrista, ma s’illudeva sull’esperienza dell’Internazionale Comunista. Non ci si poteva proporre la formazione del partito né mediante apporti vari e confusi, né a partire dal nucleo nato dall’Internazionale Comunista.

Rispetto alla questione elettorale, Hennaut proponeva di votare per una delle tre liste "operaie" (socialista, socialista dissidente o comunista). La conferenza si pronunciò a favore (quindici voti per i sostenitori della partecipazione contro nove per quelli dell’astensione). La nuova direzione comprendeva quattro rappresentanti della maggioranza e uno della minoranza.

Per comprendere come dei rivoluzionari potessero interrogarsi cosi sulle elezioni, bisogna rammentarsi che anche la Sinistra tedesca non aveva intorno al 1920 una posizione chiara. I più ritenevano che le elezioni sviassero i proletari dalla rivoluzione in periodo di lotta di classe acuta. Solo Rühle comprese che l’epoca in cui i rivoluzionari partecipavano alla vita elettorale era irrimediabilmente terminata, perché tutto ciò che le stava intorno era scomparso: grandi partiti socialisti con minoranza radicale, ruolo relativamente progressivo della democrazia in certi casi eccetera. La questione astensionista non si poneva neanche più perché il vecchio movimento operaio aveva cessato di esistere. Bordiga vi vide sempre un punto tattico: il partito fondato dalla Sinistra nel 1943-’45 (cfr. la nota 102) partecipò dopo il ‘45 alle campagne elettorali. Ancora al giorno d’oggi, il Partito Comunista Internazionale chiama a votare in certi casi (per esempio nel referendum sul divorzio in Italia).

86 Socialisme ou Barbarie, n. 11, novembre-dicembre 1952.

87 Henri Chazé, lettera del 5 maggio 1975 a La Jeune Taupe, n. 6, luglio 1975.

88 Cfr. Il rovesciamento della prassi (1951), in Partito e classe, Ed. "Il Programma Comunista", Milano, 1972.

89 Il riassunto dei Principi fondamentali di produzione e distribuzione comunista, apparso sui nn. 19, 20 e 21 di "Bilan", è stato pubblicato sul n. 11 dei "Cahiers du Communisme de Conseil".

90 Invariance, i serie, n. 9, p. 71.

91 Cfr. Anton Pannekoek, Lenin Filosofo, Feltrinelli, Milano, 1972; Jean Barrot, Il ‘renegato’ Kautsky e il suo discepolo Lenin (trad. it. in "Anarchismo", n. ??, 1976), P. Guillaume, "Idéologie et lutte de classes", in K. Kautsky, Les trois sources du marxisme, Spartacus, Paris, 1969; Denis Authier, Prefazione del traduttore, in L. Trotsky, Rapporto della delegazione siberiana, Ed. della Vecchia Talpa, Napoli, 1970.

92 "Bulletin de la LCI", novembre 1936.

93 Appendice 1. La fase gruppuscolare e "Appendice 2. Bibliografia dei temi trattati dalla Sinistra tedesca negli anni Trenta", in Denis Authier (Jean Barrot, La Sinistra comunista in Germania, cit.

94 Portrait de la contre-révolution. L’insieme delle tre riviste International Council Correspondence, Living Marxism e New Essays (1934-1943), è stato pubblicato anastaticamente da Greenwood Corp., Westport, Connecticut, usa, 1970. Una selezione (troppo orientata sul versante antiburocratico e antileninista) è stata riunita in Korsch-Mattick-Pannekoek-Rühle- Wagner, La contre-révolution bureaucratique, UGE 10/18, Paris, 1974, che cita in appendice i titoli dei principali articoli. Cfr. anche "Da Marx a Hitler" (su Kautsky), in Paul Mattick, Ribelli e rinnegati, Musolini, Torino, 1974.

95 "La défaite en France" in International Council Correspondence.

96 "La guerre civile en Espagne!", in International Council Correspondence.

97 "L’anarchisme et la révolutione espagnole", in International Council Correspondence, giugno 1937, in Korsch-Mattick-Pannekoek-Rühle- Wagner, La contre-révolution bureaucratique, cit.

98 Jean Barrot, Contributo alla critica dell’ideologia ultra-sinistra, La Vecchia Talpa, Napoli, 1969.

99 Living Marxism, maggio 1938, in Karl Korsch, Marxisme et contre-révolution, Seuil, Paris, 1974. Secondo il curatore, Serge Bricianer, Korsch rifiuterebbe "di cadere nelle comodità del fatalismo storico e della negazione settaria" (p. 242). La lettura di "Bilan" permetterà di giudicare dell’esattezza di quest’allusione alla Sinistra italiana.

100 "Bilan" fu dapprima l’organo della Frazione di sinistra all’interno del Partito Comunista d’Italia (fondata nel 1927 a Pantin), poi della Frazione Italiana della Sinistra Comunista, a partire dal 1935.

101 Cfr. i testi sulla questione agraria pubblicati in Amadeo Bordiga, Mai la merce sfamerà l’uomo, Iskra, Milano, 1979, e Amadeo Bordiga, Testi sul comunismo, CRIMI (La Vecchia Talpa, Firenze-Napoli, 1974.

102 La riassumiamo qui schematicamente.

Il gruppo che aveva pubblicato "Bilan", animato da Ottorino Perrone (pseudonimo: Vercesi) dopo il 1943 voleva fare solo un lavoro teorico, e criticò l’attivismo del Partito Comunista Internazionalista d’Italia fondato nel 1943-’45. Ritenendo l’orizzonte teorico chiuso, Vercesi partecipò a un comitato antifascista in Belgio, il che gli valse severe critiche, soprattutto da parte d’"Internazionalisme". Ruppe poi con il Partito Comunista Internazionalista, in particolare sulla questione coloniale e nazionale negando il carattere "rivoluzionario" dei movimenti nazionali, il che era nella linea di "Bilan". Perrone mori nel 1957: cfr. la sua biografia in "Programme Communiste", n. 1, ottobre-dicembre 1957 (ciclostilato).

Il Partito Comunista Internazionalista d’Italia (divenuto in seguito Partito Comunista Internazionale), che arrivò a contare fino a parecchie migliaia di militanti verso il 1945, riuniva di fatto fin dalla sua fondazione delle correnti diverse. Quando il Partito Comunista Italiano ufficiale ritornò all’opposizione dopo il 1947, i ranghi del Partito Comunista Internazionalista d’Italia si sciolsero rapidamente. L’eterogeneità doveva esplodere al congresso di Firenze nel 1948. Damen e coloro che erano stati all’origine della costituzione del partito erano a favore di un intervento quanto più largo possibile (ivi compreso elettorale). All’inizio degli anni Cinquanta, Damen ruppe con il Partito Comunista Internazionalista sulla questione nazionale (rimettendo anch’egli in discussione l’analisi leninista), ma soprattutto perché rifiutava di concentrarsi sul lavoro teorico. La sua posizione sulla Russia, a proposito della quale insisteva sul capitalismo di Stato e burocratico, lo avvicinò per qualche tempo a "Socialisme ou Barbarie" (cfr. nota 86), il cui n. 12 pubblicò un testo che riassumeva le sue posizioni. Damen fondò un altro Partito Comunista Internazionalista che esiste tuttora e il cui organo è "Battaglia Comunista".

Ambiguo l’atteggiamento di Bordiga. Negli anni Trenta non aveva più partecipato al lavoro della Sinistra: arrestato, poi liberato e sorvegliato, probabilmente addolorato a causa della rottura con l’Internazionale Comunista e il Partito Comunista ufficiale (che lo aveva escluso come "trotskysta"), visse in Italia, e preparò la sua attività teorica del dopoguerra. Dopo il 1943, senza farsi troppe illusioni sulla "ricostituzione in partito", e dando come Perrone la priorità al lavoro teorico (ma sempre concepito come restaurazione dotrinale), partecipò da lontano alle atività del Partito Comunista Internazionalista, utilizzandolo per pubblicare i propri testi, accettando compromessi con gli elementi più leninizzanti, persino con quelli più prossimi al trotskysmo, credendo nella virtù di una continuità di organizzazione. Jacques Camatte ha parlato rispetto a Bordiga di un "entrismo luxemburghista" ("Invariance", i serie, n. 9, pp. 138-53). Dal 1948, non fu neppure più iscritto al partito. Avrebbe conservato questo suo atteggiamento ai margini fino alla sua morte (1970), lasciando che il partito ne utilizzasse il prestigio e la capacità teorica in cambio della possibilità di pubblicarvi i propri testi. L’immagine di un Bordiga settario diffusa nell’ambiente "marxista" non corrisponde ai fatti. Bisogna leggere numerosi dei suoi testi come quelli del 1965-’66 sul partito (cfr. In difesa della continuità del programma comunista, Ed. "Il Programma Comunista", Milano, 1989) come dei compromessi: 1) tra lui e gli altri capi del partito; 2) tra il suo superamento teorico e la sua fissazione sull’epoca della Seconda e Terza Internazionale.

In Francia, la rivista "Internationalisme" era pubblicata a partire da 1945 dalla Gauche Communiste de France, che si voleva l’organizzazione in francia della "Sinistra Comunista". Ma ruppe con il Partito Comunista Internazionalista al quale rimproverava di essersi costituito in partito, di essere opportunista (elezioni eccetera), e di accettare degli elementi dal passato reputato dubbio (cfr. la partecipazione di Perrone al comitato antifascista). Questo gruppo sviluppò "Bilan" sulla questione nazionale e si portò sulle tesi di Rosa Luxemburg; giunse anche a rimettere in discussione la posizione leninista sui sindacati. La sua rivista (quaranta numeri dal 1945 al 1950) era di alto livello, mentre coloro che divennero allora i rappresentanti ufficiali della Sinistra italiana in Francia (Fraction Française de la Gauche Communiste) facevano soprattutto dell’agitazione e vivevano sull’acquisito senza apportare granché. Al contrario, "Internationalisme" operò una sorta di sintesi tra la Sinistra italiana e quella tedesca, pubblicando l’Histoire du mouvement des conseils en Allemagne di Canne Meijer e Lenin philosophe di Pannekoek. Ma rifiutò di assimilare la rivoluzione russa a una rivoluzione borghese. Questo gruppo rivive oggi con la Corrente Comunista Internazionale, rappresentata in Francia da "Révolution internationale", che mescola Sinistra italiana e consiliarismo. Essa afferma di trarre il meglio di "Bilan", accusando il Partito Comunista Internazionale di regressione rispetto alla Sinistra comunista di un tempo, il che è vero: ma è altrettanto vero che la Corrente Comunista Internazionale è lungi dall’eguagliare "Internationalisme". Non tiene alcun conto dell’antieducazionismo di Bordiga, né del suo apporto dopo il 1950 (visione del comunismo come movimento sociale e non come programma; concezione del proletariato che supera la nozione sociologica degli "operai"; comprensione della dimensione al contempo classista e comunitaria o umana della rivoluzione). La Corrente Comunista Internazionale critica giustamente la relazione da "anima" a "corpo" tra il partito e la classe fissata da Bordiga e dal Partito Comunista Internazionale, ma ricade nell’esagerazione della coscienza (gli operai sarebbero "mistificati" eccetera).

La Corrente Comunista Internazionale si serve delle erranze tipo "Invariance" per non porsi la questione della rivoluzione comunista. Di fronte a coloro che la pongono, fa lo gnorri, ricorre allo snaturamento, all’ingiuria, all’amalgama più caricaturale. Buon esempio di setta.

Una parte della Fraction Française de la Gauche Communiste, che era dunque dopo la rottura d’"Internationalisme" la "sezione" francese della Sinistra italiana, raggiunse "Socialisme ou Barbarie" nella stessa epoca in cui Damen rompeva con Bordiga. Albert Vega (cfr. nota 86) è uno di loro. Quando "Socialisme ou Barbarie" respinse apertamente il marxismo, e una parte se ne distaccò per formare "Pouvoir Ouvrier", Vega fu l’animatore di questo gruppo. Ma questo ex "bordighista" non aveva trattenuto né apportato nulla di bordighista a "Socialisme ou Barbarie", che d’altronde non voleva essere in debito di nulla né verso la Sinistra tedesca, né verso quella italiana, né verso alcun altro. Un gran numero di coloro che, come Albert Vega, passarono per la Sinistra italiana, vi videro solo un leninismo duro.

Malgrado una scissione leninista che nel 1964 diede luogo a un terzo Partito Comunista Internazionale (Rivoluzione Comunista), tuttora esistente, il Partito Comunista Internazionale avrebbe accentuato il suo corso attivista, soprattutto con un tentativo di "lavoro sindacale". La sua rivista francese "Programme Communiste", il suo bimensile "Le Prolétaire" denunciano l’"opportunismo" del PCF e la "capitolazione" dell’urss di fronte agli Stati Uniti, esaltano le "rivoluzioni" coloniali, e chiamano le truppe proletarie a raggiungere il loro Stato maggiore. In gran parte per reazione a ciò, Jacques Camatte e Roger Dangeville abbandonarono il Partito Comunista Internazionale nel 1966.

Avevano scritto insieme ciò che sarebbe diventato il n. 1 d’Invariance: "Origine et fonction de la forme parti" (vedine la trad. it. in Invarianza, n. u., luglio 1969). Essi volevano proseguire l’opera di Bordiga "tradita" dal Partito Comunista Internazionale. Presto i due si separarono. Dangeville pubblicò Le Fil du Temps in una tradizione bordighista ortodossa, cioè senza gli aspetti visionari di Bordiga, ma anche senza la vana agitazione del Partito Comunista Internazionale. "Invariance" compi una sintesi tra la Sinistra tedesca e quella italiana intorno ai numeri 6, 7, 8 e 9 della prima serie, ma il suo originario modo di procedere idealista prevalse, in una fuga in avanti che sarebbe esplosa nella seconda e nella terza serie.

Su tali questioni, oltre alle riviste sopraCCItate e di cui l’Internationaal Instituut voor Sociale Geschiedenis (Cruquiusweg, Amsterdam) possiede le serie quasi complete, cfr. la biografia di Bordiga in Jacques Camatte (a cura di), Bordiga et la passion du communisme, Spartacus, Paris, 1974; Invariance, i serie, n. 6, pp. 18, 30-5, e n. 9, pp. 138-53; Bulletin d’étude et de discussion di "Révolution internationale", nn. 6 e 7; il numero d’Internationalisme sullo sciopero Renault del 1947 è stato riprodotto anastaticamente da "La Vieille Taupe", Paris, 1972. Cfr. anche la nota 132 sula scissione scandinava del 1971. Si tratta sempre certo di piccoli gruppi. Lasciamo la facile ironia sui "gruppuscoli" a coloro che ricercano un potere e un racket, o a quelli che credono che il mondo cominci nel ‘68.

Numerosi testi di "Bilan" sono già apparsi. "Vers l’Internationale 2 et 3/4?" (critica di Trotsky comparsa sul n. 1, 1933) è in "Rivista Internazionale" della CCI, n. 3. Gli articoli riassumenti I principi fondamentali di produzione e distribuzione comunista (nn. 19, 20, 21) sono in "Cahiers du Communisme de Conseil", n. 11. "La Chine soviétique" (n. 7) è in Ch. Reeve, Le tigre de papier, Spartacus, Paris, 1972 (questo documento non è compreso nell’edizione italiana del libro di Reeve, cit.). Il manifesto lanciato dalla Gauche Communiste dopo il maggio ‘37, è in "Invariance", i serie, n. 7. Alcuni estratti sulla giornata del 6 febbraio 1934 sono riprodotti ne La légende de la gauche au pouvoir, cit. Diversi articoli sulla guerra di Spagna (nn. 2, 12, 14, 28, 33, 34, 36, 37, 41, 42) sono apparsi sulla Rivista Internazionale della CCI, n. 1. "XVI anniversario della Rivoluzione Russa" (n. 1) è contenuto in B. Bongiovanni (a cura di), L’antistalinismo di sinistra e la natura sociale dell’urss, Feltrinelli, Milano, 1975. "Il problema delle minoranze nazionali" (n. 14, 1935) è in Rivoluzione Internazionale, nn. 29 e 30. Articoli di Ottorino Perrone (Vercesi) apparsi su "Bilan" sono nel numero speciale di Prometeo del 1957 dedicato alla sua morte. Invariance, série iv, août 1993, contiene le OEuvres de Ottorino Perrone e due testi di Hennaut. Alberto Giasanti (a cura di), Rivoluzione e reazione. Lo Stato tardo-capitalistico nell’analisi della Sinistra comunista, Giuffrè, Milano, 1983 contiene un’antologia di testi di "Bilan" con un’introduzione di Dino Erba e Arturo Peregalli. Sul fascismo, cfr. anche Communisme et fascisme, Ed. "Programme Communiste", raccolta di testi dell’inizio degli anni Venti. Natura e funzione tattica del Partito Comunista (1945) è nel volume In difesa della continuità del programma comunista, cit.

Questi testi possono essere letti in parallelo con l’opera di un non rivoluzionario, buon osservatore della funzione dello Stato nella società moderna: Bertrand de Jouvenel, Il potere, SugarCo, Milano 1991.

103 Cfr. il testo sulla riunione di Firenze, gennaio 1958, pubblicato da La Vecchia talpa, Napoli, 1973.

104 Cfr. le osservazioni di Korsch sulla Seconda Guerra mondiale, in Karl Korsch, Marxisme et contre-révolution, cit.

105 "Presentation" al Principe démocratique di Bordiga, riprodotto in reprint, Ed. "Programme communiste", 1971, p. 4.

106 Jean Barrot, Le Mouvement communiste, Champ Libre, Paris, 1972, 2a parte; "La question de l’Etat", in La Guerre sociale, n. 2, 1978.

107 "De la politique", in Le Mouvement communiste, cit.

108 Karl Marx, Miseria della filosofia, in Marx-Engels, Opere complete, vol. vi, Ed. Riuniti, Roma, 1973, p. 225.

109 Invariance, ii serie, n. 4.

110 Octobre, n. 2.

111 Karl Marx, OEuvres politiques, cit., pp.125-26.

112 Cit. da M. Laffranque, "Marx et l’Espagne" in Cahiers de l’ISEA, Serie S, n. 15, pp. 2405-420.

113 Gerald Brenan, Storia della Spagna. 1874-1936, Einaudi, Torino, 1976, cap. XIII. Brenan, a pp. 69-70, conferma l’insistenza di "Bilan" sul ruolo dell’irrigazione, rilevando la coincidenza tra zone di piccola proprietà e irrigue (nord e centro), e zone di grande proprietà e secco-aride (sud).

114 Denis Authier (Jean Barrot, La Sinistra comunista in Germania, cit., cap. "Dal primo al secondo congresso dell’Internazionale Comunista".

115 Gerald Brenan, Storia della Spagna. 1874-1936, cit., p. 107.

116 Ibidem, p. 136. Brenan paragona questo movimento a certe eresie che volevano applicare alla lettera e sulla terra i passi del Vangelo favorevoli ai poveri e all’amore universale.

117 Ibidem, p. 141.

118 Karl Marx, Miseria della filosofia, cit., p. ???.

119 C. Rama, La crise espagnole au XXe siècle, cit., p. 210.

120 Gerald Brenan, Storia della Spagna. 1874-1936, cit., p. 122.

121 Mintz, L’autogestion dans l’Espagne révolutionnaire, Bélibaste, 1970, pp. 76 sgg.

122 Pierre Chaulieu, Sur la dynamique du capitalisme, in Socialisme ou Barbarie, n. 12, agosto-settembre 1953.

123 Mintz, L’autogestion dans l’Espagne révolutionnaire, cit., pp. 139-40.

124 Carlos Semprun-Maura, Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna, cit., pp. 127-43.

125 Jean Barrot, Le mouvement communiste, cit., 2. parte.

126 Les amis de 4 millions de jeunes travailleurs, Un monde sans argent: le communisme, 1975-’76, 3 voll., testo essenziale; "Communisme et mesure par le temps de travail" in La Guerre Sociale, n. 1, 1977.

127 Mintz, L’autogestion dans l’Espagne révolutionnaire, cit., p. 139.

128 Octobre, n. 4.

129 Octobre, n. 3.

130 Herman Gorter, L’Internazionale Comunista Operaia (KAI, 1923), gdc, Caserta, 1973.

131 Invariance, ii e iii serie.

132 Cfr. il gruppo scandinavo riunito attorno a "Kommunismen" che lasciò il Partito Comunista Internazionale a proposito della questione sindacale, poi evoluto in questo senso. Cfr. La Sinistra tedesca e la questione sindacale nella Terza Internazionale, Bagsvaerd, Danemark (ciclostilato); Testi di lavoro apparsi in occasione della scissione, Bagsvaerd, Danmark, 1972 (ciclostilato).

133 Cfr. Négation; Une Tendence Communiste, gruppo uscito da "Révolution Internationale" e autore di La révolution sera communiste ou ne sera pas, 1974; questo gruppo si è in seguito dissolto. Cfr. anche Maturation Communiste, n. 1, 1975; e le riviste Théorie Communiste e "La crise du communisme".

134 Bulletin de la LCI, aprile 1936.

135 In Le Prolétaire, n. 206.

136 Certi temi di questo paragrafo sono sviluppati in Jean Barrot, Crise du proletariat?.