FORZA E DEBOLEZZA DEL COMUNISMO IN SPAGNA

Ossessionata dalla questione dello Stato, che peraltro un articolo di "Octobre" considerava in modo abbastanza differente, in particolare a proposito della Russia e di Kronstadt110, la Sinistra italiana non cercò di spiegare l’ampiezza delle "socializzazioni" industriali e agricole, nelle quali "Bilan" tendeva a vedere solo un soffocamento dei proletari (il che era vero), e non l’apparizione di un movimento sociale suscettibile, in altre condizioni, di avere un effetto rivoluzionario. é altrettanto importante indicare le condizioni (specifiche per ciascun tipo di sviluppo capitalista) delle trasformazioni sociali da operare attraverso la rivoluzione comunista, che stigmatizzare le false soluzioni. Denunciare la controrivoluzione senza enunciare anche le misure positive e il loro radicamento in ogni situazione, significa agire in modo puramente negativo. Il partito (o la "frazione") non è una cesoia.

Marx notò la tradizione spagnola di autonomia popolare e lo scarto tra il popolo e lo Stato, che esplosero nella guerra contro Napoleone e nelle rivoluzioni del XIX secolo. La monarchia assoluta non aveva mescolato gli strati sociali per generare uno Stato moderno, in compenso vi era una vitalità nata dalle forze vive del Paese. Napoleone aveva potuto vedere "nella Spagna un cadavere senza vita": "Ma se lo Stato spagnolo era ben morto, la società spagnola era piena di vita"111. La crisi della società spagnola negli anni Trenta (forma esplosiva della crisi del capitale in un Paese ove esso era economicamente debole (prese l’aspetto di una crisi dello Stato (si sa che il fascismo trionfò in Paesi la cui struttura nazionale era fragile, l’unificazione recente e le tendenze autonomiste vivaci). Marx osserva che in Spagna,

"ciò che chiamiamo Stato nel senso moderno della parola si materializza veramente solo nell’esercito, a causa della vita esclusivamente "provinciale" del popolo"112.

Nel xx secolo, questa crisi dello Stato fece insorgere un movimento sociale ai margini del potere politico, le cui realizzazioni potenzialmente comuniste furono riassorbite dallo Stato, perché lo lasciarono sussistere. I primi mesi dopo il luglio ‘36 danno l’impressione di un’esplosione della società spagnola, in cui ogni regione, comune, impresa, collettività, municipalità sfuggiva allo Stato senza attaccarlo e incominciava a vivere diversamente. L’anarchismo (e anche il POUM regionalista (esprimeva all’interno del movimento operaio questa originalità spagnola, che viene ignorata se vi si vede solo il fatto negativo del "ritardo" dello sviluppo industriale. La guerra di Spagna dimostrò al contempo il vigore rivoluzionario delle relazioni e delle forme comunitarie non ancora sottomesse al capitale, e il loro fallimento totale nel garantire da sole una rivoluzione. In assenza di un assalto contro lo Stato e dell’instaurazione di rapporti differenti a livello della società tutta, erano condannate a un’autogestione parcellare che conservava il contenuto e persino le forme del capitalismo (per esempio, la divisione tra le imprese).

Delle misure comuniste avrebbero potuto scalzare le basi dei due Stati (repubblicano e nazionalista), non foss’altro che cominciando a risolvere la questione agraria: negli anni Trenta, "più della metà della popolazione era [...] costantemente denutrita"113. Una forza sovversiva zampillò, spingendo avanti gli strati sociali più oppressi e più lontani dalla "vita politica" (come le donne), ma non poté andare fino in fondo, prendere le cose alla radice.

Il movimento operaio dei grandi Paesi industriali corrispondeva allora a delle vaste zone socializzate dal dominio reale del capitale sulla società, ove il comunismo era al tempo stesso più vicino grazie allo sviluppo economico, e più lontano a causa della dissoluzione mercantile di tutte le relazioni. Le aspirazioni comuniste apparsevi (Germania 1918-’21) tentarono di unificare delle "regioni industriali"114, benché non raggiunsero mai lo stadio in cui avrebbero potuto darsi questo obiettivo come compito possibile. Il movimento operaio di un Paese come la Spagna rimase tributario di una penetrazione più quantitativa che qualitativa del capitale nella società, e ne trasse la propria forza e la propria debolezza. L’autonomismo anarchico rispondeva a una situazione di repressione e di miseria materiale, essendo spesso gli operai troppo poveri per pagare delle quote regolari. La CNT non ebbe mai un apparato come le altre centrali: nel 1936 solo un segretario veniva remunerato115, il che non impediva il burocratismo. Più nel profondo, l’anarchismo spagnolo rinnovava un ideale morale e religioso (realizzare il paradiso sulla terra), cercando di "ricreare le vecchie condizioni agrarie"116.

"Nel corso degli ultimi cento anni, non c’è stata in Andalusia una sola sollevazione che non abbia portato alla creazione di comuni, alla divisione della terra, all’abolizione della moneta e a una dichiarazione d’indipendenza [...] l’anarchismo degli operai non è molto differente. Anch’essi domandano prima di tutto la possibilità di gestire essi stessi la loro comunità industriale o il loro sindacato, poi la riduzione dell’orario di lavoro e una diminuzione dello sforzo di ciascuno"117.

L’anarchismo è da una parte l’espressione falsata (perché teorizza un momento, prendendolo per il tutto) di un movimento rivoluzionario esso stesso parziale, dall’altra è una risposta allo sviluppo politico necessario del capitale spagnolo. Risposta impossibile perché la mancanza di dinamismo faceva del federalismo un’arma separatista per le regioni periferiche più moderne, e perché la combattività proletaria escludeva ogni "partecipazione" assennata degli operai al loro sfruttamento. Lo Stato spagnolo non riusciva né a sviluppare l’industria, né a estrarre dall’agricoltura i profitti necessari, né a domare i proletari, né a unire le regioni. Il giudizio di Marx secondo cui un governo "dispotico" coesisteva con una mancanza di unità, che giungeva fino a monete e a regioni fiscali differenti (nel 1854)118, rimaneva in parte valido negli anni Trenta.

Prima di essere lo strumento dello sviluppo delle forze produttive capitaliste, lo Stato è innanzitutto il garante dell’unità sociale capitalista, anche a costo di una relativa stagnazione economica. Non è spinto da una fatalità capitalista che lo condannerebbe in ogni momento all’industrializzazione. L’equilibrio tra le classi domina la sua azione. La forza dell’analisi di "Bilan" è, tra l’altro, di dare la giusta importanza al rapporto reale tra le classi, e non al principio astratto dello "sviluppo del capitale" concepito come cieca necessità.

Il movimento operaio spagnolo riformista (CNT compresa), nella linea dei movimenti precedenti, proponeva un’associazione capitale-lavoro. Più vicina alle realtà collettive, la CNT la concepiva in modo decentralizzato. Uno storico preoccupato di risolvere la crisi dello Stato spagnolo interpreta il luglio ‘36 (di cui ignora la portata rivoluzionaria) come "un nuovo slancio dell’impulso rinnovatore delle masse"119. Una modificazione sociale (in particolare economica) avrebbe fatto sèguito al cambiamento politico del 1931. Brenan, che privilegia il punto di vista del movimento sociale, dà questo giudizio:

"Si può dire che questa fu la fase sovietica della rivoluzione spagnola. E, tuttavia, penso che si avrebbe torto a considerarla come un fenomeno puramente rivoluzionario, nel senso in cui generalmente questa parola è intesa. Già a più riprese nel corso della sua storia, il popolo spagnolo aveva scavalcato governi deboli e timorosi, per prendere in mano la direzione degli affari del Paese. Era dunque naturale vedere rinascere le giunte del 1808, sotto forma di Comitati di lavoratori, dal luglio all’ottobre 1936"120.

La potenza delle aspirazioni rivoluzionarie impediva questo programma di "rinnovamento" del capitale, ma la loro confusione non lasciava spazio se non al "fascismo", che operò un "rinnovamento" autoritario, dall’alto, verticale. Uno dei segni di debolezza delle socializzazioni, fu il loro atteggiamento di fronte alla moneta121. La "scomparsa della moneta" ha senso solo se è più che la sostituzione di uno strumento cattivo con uno migliore (per esempio, i buoni di lavoro). Secondo un progetto di operai e ingegneri cenetisti del settore tessile della fine del ‘36: "Il sistema monetario è un sistema di misura e di comparazione del valore delle cose, esattamente come il sistema metrico è un sistema di misura e di comparazione delle cose"122. "Socialisme ou Barbarie" avrebbe ridotto pure la relazione mercantile a uno strumento di contabilità, e l’analisi marxista del valore a un semplice concetto operativo, dimenticando che essa è l’astrazione di un rapporto reale. Si fa cosi del socialismo un’altra gestione123. Una rivoluzione comunista farà scomparire la moneta solo abolendo lo scambio stesso come rapporto sociale.

Il fallimento dei tentativi anti-mercantili non fu dovuto al dominio dell’UGT (ostile alle collettivizzazioni) sulle banche: come se l’abolizione del denaro fosse prima di tutto una misura del potere centrale. La chiusura delle banche private e della banca centrale sarebbe rivoluzionaria solo in un movimento d’insieme in cui si organizzino una produzione e una vita non mercantili, che ben presto conquistino tutti i rapporti sociali. Di fatto, solo delle collettività agricole fecero a meno del denaro, ma spesso utilizzando monete locali124. Anche i buoni servivano da "moneta interna"125. Il comunismo è la fine di ogni remunerazione126, il che non significa fine di ogni calcolo127.

Apparvero delle tesi comuniste, come il riequilibrio città-campagna: "ridurre la Barcellona infetta e le altre grandi città a proporzioni più accessibili, senza congestione né pletora"128. Anche il capitale può prendere tali misure, come in Cambogia nel 1975. Su di un piano generale, l’esperienza spagnola fa parte di un insieme nel quale l’attività autonoma dei lavoratori è ripresa dal capitale, dal momento che non va al di là di quest’ultimo.