L’ANTIFASCISMO, IL PEGGIOR PRODOTTO DEL FASCISMO

Dopo il "fascismo" tra le due guerre, il termine fascismo ha conosciuto un trionfo. Quale gruppo politico non ha accusato gli avversari d’impiegare "metodi fascisti"? La sinistra non cessa di denunciare il fascismo rinascente, la destra non rinuncia a dare del "partito fascistizzante" al PCF. Significando di tutto, la parola ha perduto il suo senso da quando la buona coscienza internazionale qualifica tutti gli Stati forti come "fascisti". Si prendono cosi le illusioni dei fascisti degli anni Trenta per la realtà. Franco si richiamava al fascismo come Hitler e Mussolini, ma non esistette mai un’Internazionale Fascista.

Se oggi i colonnelli greci e i generali cileni sono chiamati fascisti dall’ideologia dominante, sono in realtà lo Stato capitalista stesso. Incollare rumorosamente l’etichetta fascista sullo Stato ha lo stesso effetto che denunciare i partiti al vertice dello Stato. In entrambi i casi si fa scomparire la critica dello Stato dietro la denuncia di coloro che lo dirigono. Il gauchismo crede di dar prova di estremismo gridando al fascismo, mentre evita cosi la critica dello Stato, e propone un’altra forma statale (democratica, popolare) al posto di quella esistente.

Il termine fascismo perde ancor più il suo senso nei Paesi avanzati, ove i partiti comunisti e socialisti avranno un ruolo centrale in un futuro Stato "fascista" levantesi contro un movimento rivoluzionario. In questo caso è ben più corretto parlare di Stato tout court e non di fascismo. Il fascismo ha trionfato perché i suoi principi si sono generalizzati: unificazione del capitale, Stato efficace. Ma nello stesso tempo il fascismo è scomparso in quanto tale, come movimento politico e come forma-Stato. Malgrado qualche similitudine, i partiti tacciati come fascisti (in Francia, per esempio, il Rassemblement du Peuple Français, il poujadismo, un po’ il Rassemblement pour la République oggigiorno) non partono affatto alla conquista, dall’esterno, di uno Stato impotente.

Insistere sempre sulla minaccia fascista impedisce di vedere che il fascismo reale era già esso stesso inadatto, e falli: invece di cementare il capitale nazionale tedesco, fini col dividerlo in due. Oggi regnano altre forme, lontane tanto dal fascismo che da quella democrazia di cui ci riempiono le orecchie, per instaurarla o per difenderla

Con la Seconda Guerra mondiale, la mitologia si arricchi di un elemento nuovo. Questo conflitto, soluzione necessaria dei problemi economici (crisi del ‘29) e sociali (proletari in agitazione, benché non rivoluzionari, e dunque da disciplinare), poté apparire come una guerra contro il totalitarismo incarnato dal fascismo. Questa interpretazione ha la vita dura, e il ricordo costante dei massacri nazisti da parte dei vincitori, serve a giustificare questa guerra, dandole un carattere umanitario. Tutto, anche la bomba atomica, sarebbe giustificato contro un nemico cosi barbaro. Questa giustificazione, tuttavia, non regge più di quanto reggesse la demagogia nazista, che affermava di lottare contro il capitalismo e la plutocrazia occidentale. Il campo "democratico" annoverava uno Stato altrettanto totalitario che la Germania hitleriana: la Russia di Stalin, il cui codice penale prevedeva la pena di morte a partire dai dodici anni. Tutti sanno anche che gli Alleati fecero ricorso agli stessi metodi di terrore e di sterminio dei civili ogni qualvolta ne ebbero bisogno (bombardamenti strategici eccetera). L’Occidente, in seguito, attese la Guerra Fredda per denunciare i campi russi. Ma ciascun Paese capitalista è posto di fronte a problemi specifici, a seconda delle epoche. La Gran Bretagna non ebbe una guerra d’Algeria da domare, ma la spartizione dell’India fece milioni di vittime. Gli usa non dovettero mai organizzare campi di concentramento3 per tenere tranquilli i proletari e sbarazzarsi dei piccoli borghesi in soprannumero, ma fecero la guerra del Vietnam. Quanto alla Russia, di cui tutti denunciano oggi il "Gulag", si accontentò di concentrare in qualche decennio gli orrori che i Paesi capitalisti più vecchi avevano sparso lungo diversi secoli, e che fecero anch’essi milioni di vittime, non foss’altro che con la tratta dei Neri. Lo sviluppo del capitale comporta tutte le sue conseguenze, tra cui le due principali: 1) obbedienza degli operai, dunque distruzione soffice o violenta del movimento rivoluzionario; 2) concorrenza con gli altri capitali nazionali, dunque guerra. Che il potere sia nelle mani di partiti "operai" cambia solo una cosa: la demagogia operaista sarà ancora più accentuata, ma non risparmierà agli operai la repressione più severa, se necessario. Il trionfo del capitale non è mai cosi totale che come quando i lavoratori si mobilitano per lui, credendo di "cambiare la vita".

Per proteggerci dagli eccessi del capitale, l’antifascismo non immagina, d’altronde naturalmente, se non un intervento statale. Paradosso apparente, esso giunge a farsi campione dello Stato forte, come dice il PCF:

"Quale Stato è necessario per la Francia? Lo Stato attuale è stabile e forte, come afferma il presidente della Repubblica? No, è debole, è impotente a far uscire il Paese dalla crisi sociale e politica in cui l’ha gettato. Esso genera il disordine"4.

Dittatura e democrazia si propongono entrambe di rafforzare lo Stato, la prima per principio, affinché esso sia forte, la seconda al fine di proteggerci, il che conduce allo stesso risultato. Sono le artefici, opposte ma comuni, del totalitarismo. Si tratta di fare partecipare gli uomini alla società, "dall’alto" secondo i dittatori, "dal basso" secondo i democratici.

Tra dittatura e democrazia, si può parlare di una lotta tra due frazioni del capitale differenziabili sociologicamente? Si tratta piuttosto di due maniere d’inquadrare il proletariato, sia integrandolo forzosamente, sia associandolo con l’intermediario delle "sue" organizzazioni. Il capitale opta per l’una o per l’altra soluzione a seconda delle sue necessità del momento. In Germania, dopo il 1918, la socialdemocrazia e i sindacati erano indispensabili per controllare gli operai e isolare i rivoluzionari. Per contro, dopo il 1929, la Germania doveva concentrarsi, eliminare una parte delle classi medie, disciplinare la borghesia. Lo stesso movimento operaio, difendendo il pluralismo politico e gli interessi operai immediati, bloccava la situazione. Solo in nazismo appariva come il fattore di unificazione sociale e politica. Le "organizzazioni operaie" sostengono ben il capitalismo, ma badano alla loro autonomia: in quanto organizzazioni, cercano innanzitutto di perpetuarsi. Questo fece loro svolgere un ruolo controrivoluzionario efficace nel 1918-’21, come dimostrato dal fallimento della rivoluzione tedesca, ove nel 1920 si assistette, tra l’altro, al primo esempio di antifascismo antirivoluzionario ante litteram 5. In seguito, il peso acquisito da queste organizzazioni nella società e anche nello Stato fece giocar loro un ruolo di conservazione sociale, di malthusianismo, che andava eliminato. Esse svolsero una funzione anticomunista nel 1918-’21 perché erano l’espressione della difesa del lavoro salariato in quanto lavoro salariato: ma questa stessa ragione le trascinò poi ad anteporre l’interesse dei salariati a tutto il resto, a detrimento della riorganizzazione dell’insieme del capitale.

Si comprende perché il nazismo avesse per obiettivo l’eliminazione violenta del movimento operaio, contrariamente al rpf, al rpr eccetera, il che fa tutta la differenza. La socialdemocrazia aveva svolto bene il suo lavoro di domesticazione degli operai, ma lo aveva svolto troppo bene. Aveva preso cosi un posto troppo grande nello Stato, senza potere per questo unificare tutta la Germania dietro di sé. Questo fu il compito del nazismo, che seppe fare appello a tutte le classi, dai disoccupati al grande capitale.

Allo stesso modo, l’Unidad Popular cilena (cfr. il "Cile") aveva contenuto la spinta operaia, ma senza raccogliere attorno a sé l’insieme della nazione; occorreva rovesciarla con la forza. Al contrario, non si è avuta (ancora?) repressione di massa in Portogallo dopo il novembre 1975, e se l’attuale regime rivendica la continuità con la "rivoluzione dei garofani" non è perché la forza delle organizzazioni operaie e democratiche impedisce un colpo di Stato di destra. Giammai i partiti e i sindacati hanno impedito alcunché, salvo quando il colpo di Stato era prematuro (putsch di Kapp nel 1920). Non c’è terrore bianco perché è inutile, giacché fino a oggi il Partito Socialista Portoghese ha unificato dietro di sé l’insieme della società.

Che si chiami o no cosi, l’antifascismo è divenuto la forma obbligata del riformismo operaio cosi come del riformismo capitalista, li fonde, pretendendo di realizzare il vero ideale della rivoluzione borghese tradito dal capitale. La democrazia è concepita come un elemento del socialismo, elemento già presente nel mondo attuale. Il socialismo sarebbe, infatti, la democrazia totale. La lotta per il socialismo consisterebbe nel guadagnare sempre più diritti democratici in seno al capitalismo. Grazie all’aiuto del capro espiatorio fascista, il gradualismo democratico si è rinnovato. Fascismo e antifascismo hanno la stessa origine e lo stesso programma; ma il primo credeva di superare il capitale e le classi, mentre il secondo crede di realizzare la "vera" democrazia borghese indefinitamente perfettibile con l’aggiunta di dosi sempre più forti di democrazia. In realtà, la democrazia borghese è una tappa della presa del potere da parte del capitale, il cui dominio è perfezionato dall’estensione della democrazia nel xx secolo, accentuando l’isolamento degli individui. Nata come soluzione illusoria alla separazione dell’attività umana e della società, la democrazia non potrà mai risolvere il problema della società più separata di tutta la storia6. L’antifascismo condurrà sempre ad accrescere il totalitarismo: la sua lotta per uno Stato "democratico" consolida lo Stato7.

Per queste diverse ragioni, le analisi rivoluzionarie del fascismo e dell’antifascismo, e in particolare della guerra di Spagna che ne è l’esempio più complesso, sono ignorate, incomprese o regolarmente deformate. Quando va bene, sono considerate un punto di vista idealista; quando va male, un appoggio indiretto al fascismo. Vedete (si dice (come il Partito Comunista d’Italia fece il gioco di Mussolini, rifiutando di prendere il fascismo sul serio e, soprattutto, di allearsi con le forze democratiche; o come il Partito Comunista Tedesco permise l’avvento di Hitler, trattando l’spd come il nemico principale. In Spagna, al contrario, ecco un esempio di lotta antifascista risoluta, che avrebbe potuto vincere, senza la defezione degli stalinisti-socialisti-anarchici (cancellare le menzioni inutili). Queste "evidenze" poggiano su di uno snaturamento dei fatti8.