LA SINISTRA TEDESCA

Come la Sinistra "italiana", la Sinistra "tedesca"93, allora attiva soprattutto nel Paesi Bassi e negli Stati Uniti, indicava nel fascismo una tendenza del capitale, accelerata da tutti coloro che si ponevano nella sua logica, a cominciare dai democratici. "International Council Correspondance", rivista animata da Paul Mattick, dedicò numerosi articoli alla dimostrazione che il fascismo esisteva nei Paesi democratici, tra gli altri negli usa. "International Council Correspondance" scriveva nel settembre 1935: "Il vecchio movimento operaio si appresta a sbarazzarsi del fascismo, incorporandoselo", e denunciava "i concorrenti del fascismo". Poi in dicembre: "Di tutti i controrivoluzionari effettivi e potenziali, i più spregevoli sono senza alcun dubbio i socialisti"94. La rivista commentò cosi le elezioni del 1936 in Francia95:

"Vi sono sconfitte che sono vittorie e vittorie dietro cui si nasconde la sconfitta [...]. In realtà, gli operai francesi hanno subito la loro prima sconfitta decisiva nella lotta contro il capitale [...]. Chiunque vuole lottare contro il fascismo deve oggi lottare contro Blum e il Fronte Popolare. Si deve affermare questa verità, che la "vittoria" francese è in realtà l’inizio di una serie di sconfitte. Gli operai sono sulla cattiva strada; con Blum e Thorez, marciano dritti verso il fascismo".

Ma l’analisi degli avvenimenti spagnoli successivi al luglio ‘36 trascurava ciò che era accaduto nel luglio propriamente detto. Secondo il numero dell’ottobre di quell’anno96, il problema non era che le milizie fossero integrate o no nell’esercito regolare ma piuttosto cosa restasse (e in quale proporzione) delle milizie la cui attività non s’integrava nella difesa dello Stato come avrebbe fatto un esercito regolare. Se avessero vinto i nazionalisti, gli operai sarebbero stati annientati: "Ma anche la loro sconfitta non può modificare la situazione, che è obiettivamente matura per la rivoluzione". Il numero seguente (novembre 1936) riproduceva un appello della FAI che chiedeva armi.

Per scrupolo di democrazia operaia, la Sinistra tedesca arrivava a tralasciare le nozioni elementari sulla natura della rivoluzione. Si preoccupava maggiormente del margine di autonomia che poteva ancora restare ai proletari, malgrado l’adesione delle milizie allo Stato, che non dell’adesione stessa. Il suo antiboscevismo sistematico e il suo formalismo antipartito la accecarono al punto di farle vedere nell’anarchismo spagnolo una forma di organizzazione che, malgrado i suoi difetti, serviva da quadro a un’attività proletaria autentica. Paragonando per di più il poum ai bolscevichi (!), "International Council Correspondence" vide anche nella CNT catalana "una forza rivoluzionaria": falsità flagrante tanto più grave dal momento che questa valutazione fu fatta nell’aprile 1939, allorché ogni informazione disponibile provava il contrario. Il pregiudizio antipartito condusse la Sinistra tedesca a rinunciare a uno dei suoi contributi decisivi: la critica dei sindacati. Perché cos’era la CNT se non una centrale sindacale? A questo riguardo "International Council Correspondance" era indietro rispetto all’Union Communiste e alla Ligue belga. Ma, come questi gruppi, la prima vide velocemente risalire la potenza della controrivoluzione, e nel marzo 1937 scriveva:

"Ciò che si è svolto fino a oggi ha più il carattere di una necessità imposta dalla guerra, di un controllo della produzione per assicurare la guerra, che di un’autentica socializzazione. [...] Il socialismo non è ancora stato instaurato in Spagna, e non vi si sviluppa maggiormente. Per farlo, bisognerebbe approfondire la rivoluzione; attualmente non ci si sforza che di assottigliarla".

"International Council Correspondance" pubblicò una critica severa dell’anarchismo, ma l’autore dell’articolo vedeva lo scacco anarchico nella concezione economica del socialismo, non nella questione del potere politico97. H. Wagner se la prendeva con la "falsa" gestione operaia e con la "cattiva" soppressione della legge del valore da parte della collettivizzazione anarchica: solo l’organizzazione in Consigli, dice Wagner riprendendo le tesi dei Principi fondamentali di produzione e distribuzione comunista, avrebbe permesso il calcolo del tempo di lavoro sociale necessario alla produzione dei beni. Come abbiamo già esposto, questa concezione ebbe l’enorme merito di porre nuovamente l’esigenza della distruzione dell’economia mercantile e del valore, in un’epoca nella quale, per esempio, la Sinistra italiana ignorava la questione. Ma la considerava sulla base delle nozioni da criticare98. Paradossalmente un tale sistema rimette in vigore ciò che vuole annientare: il tempo di lavoro sociale medio non è altro che la sostanza del valore e la base del capitale. La sua produzione è il regolatore della società capitalista. La Sinistra tedesca vorrebbe sostituire alla sua azione spontanea e anarchica, un calcolo cosciente infine possibile grazie ai Consigli operai, i soli in grado di conoscere (esattamente e senza la deviazione della moneta) la quantità di lavoro sociale medio materializzato in ogni prodotto.

Soprattutto, questa tesi rivela una concezione molto economicista della rivoluzione, nella quale si tratterebbe prima di tutto di fondare le basi di un’economia razionale, pianificata. A quell’epoca, nessuna corrente della Sinistra comunista arrivò a porre il problema.

La Sinistra tedesca negava la questione politica (che "Bilan" metteva al centro della sua analisi e finiva per privilegiare (cfr. il ¤ "Rivoluzione politica e sociale"). La critica degli anarchici da parte di Wagner non si accompagnava ad alcuna analisi del luglio ‘36. La questione dello Stato era elusa. Se le trasformazioni sociali erano colte bene da "International Council Correspondence" nella loro diversità, il potere politico non veniva visto nella sua unità (e innanzitutto nella sua esistenza concentrata sotto forma di Stato. Wagner raggiungeva la posizione anarchica. Assimilava la rivoluzione a un’emancipazione generale privata di centro di gravità (il solo fattore di unificazione essendo a livello economico): "per organizzare il potere contro la borghesia", gli operai avrebbero dovuto "per prima cosa liberare le loro organizzazioni di fabbrica dall’influenza dei partiti e dei sindacati ufficiali". La questione del potere era compresa nella sua estensione a tutta la società, non come totalità.

Karl Korsch analizzò la guerra di Spagna su questa rivista (divenuta "Living Marxism") nel 1938 e l’anno dopo99. Non solo non procedette ad alcuna critica di fondo della CNT-FAI, ma non trasse le conseguenze di ciò che mostrava pure lui stesso: la borghesia non aveva mai perduto il potere statale, che aveva subito piuttosto "un’eclisse momentanea". Il suo errore era di trasporre nel periodo rivoluzionario della sua vita la stessa concezione della rivoluzione come socializzazione progressiva, da lui sostenuta nel suo periodo riformista. Le misure non erano più le stesse, ma il meccanismo permaneva: i lavoratori avrebbero preso in mano i mezzi di produzione, questa sarebbe stata la rivoluzione; la questione del potere non aveva alcuna specificità e si effettuava un po’ dovunque in tutti gli organi della vita sociale. Il capitale veniva concepito più come modo di gestione che come modo di produzione, il comunismo più come organizzazione della produzione che come attività. La rivoluzione può manifestarsi come processo solo a condizione di essere anche rottura, compreso a livello politico. La Sinistra italiana ipertrofizza la politica, la Sinistra tedesca la dissolve nell’economia.