L’UNION COMMUNISTE

Le discussioni in seno alla Sinistra comunista e le critiche a "Bilan" da parte di certi gruppi rivoluzionari offrono tutt’altro interesse, tanto che tavolta le obiezioni di questi gruppi alle tesi della Sinistra "italiana" hanno un valore certo, benché per l’essenziale quest’ultima avesse capito meglio gli eventi spagnoli. La Spagna frenò o interruppe la chiarificazione di varie correnti. Fino ad allora ostili all’antifascismo e alla preparazione della futura guerra da parte dell’Unione Sacra nei blocchi che univano i proletari alla borghesia (Fronte Popolare eccetera), essi però accettarono l’antifascismo per la Spagna ove credettero di vedere, se non una rivoluzione in marcia, almeno una situazione pre-rivoluzionaria. Ma i più solidi ammettevano a partire dal maggio ‘37 che il movimento rivoluzionario era vinto, che la guerra di Spagna era ormai imperialista, e apriva la strada alla Seconda Guerra mondiale imperialista.

L’Union Communiste, il cui organo era "L’Internationale", si situava a metà strada tra la Sinistra comunista e il trotskysmo, benché svolgesse un approfondimento considerevole dopo il 1936. Prima di questa data, raccomandava il fronte unico (contro la linea "classe contro classe") a livello politico e sindacale76. Come si sa, la fedeltà ai "primi quattro congressi dell’Internazionale Comunista" (dal 1919 al 1922) è uno dei temi trotskysti favoriti, e il "fronte unico" una delle loro parole d’ordine più apprezzate. Per contro, l’Union Communiste rifiutava ogni difesa dell’URSS e non diffondeva alcuna illusione circa il carattere della prossima guerra. Questa era la sua contraddizione: dimostrare che il Fronte Popolare (per esempio francese) equivaleva a un’Unione Sacra, ma chiamare a un fronte unico di queste stesse organizzazioni cosiddette operaie. Essa condivideva su questo punto l’incapacità "centrista" di comprendere la funzione globale delle organizzazioni "operaie". Questo atteggiamento poggiava anche su di una sopravvalutazione del periodo che lasciava credere a delle possibili evoluzioni. L’Union Communiste giudicava dunque quella di "Bilan" una posizione di principio lontana dal movimento reale. Nel 1934, citando "Bilan", "L’Internationale" scriveva:

"Non si tratta [...] per i rivoluzionari di lasciare le masse operaie a loro stesse e di accontentarsi di "diffondere delle posizioni politiche senza che le masse abbiano la possibilità di applicarle" ["Bilan", n. 12]"77.

Durante il referendum nella Saar che doveva decidere sulla riunificazione di questa regione alla Germania (nazista) o alla Francia, e che si pronunciò infine in favore della Germania, "L’Internationale" defini il proprio antifascismo, che avrebbe voluto differente dalla versione riformista abituale, ma che le somigliava parecchio:

"La lotta antifascista ha per obiettivo di conservare al proletariato le sue organizzazioni e delle libertà che costituiscono le condizioni più favorevoli alla propaganda rivoluzionaria e al raggruppamento delle masse [...]. L’attaccamento degli operai a certe libertà democratiche costituisce per loro, in un periodo di riflusso, una base importante per radunare le masse e spingerle all’azione"78.

Alla vigilia del luglio ‘36, l’Union Communiste evolvette, ma s’illuse gravemente sul POUM e sulla sua posizione rispetto all’antifascismo democratico, il che dimostra bene che essa stessa non aveva una posizione netta al riguardo79. Dopo il luglio ‘36, l’Union Communiste non ritennne che l’adesione delle milizie allo Stato annullasse il loro carattere rivoluzionario, e sottolineò l’esistenza di un potente movimento rivoluzionario sotterraneo, che nessuna organizzazione esprimeva né raggruppava (neanche il POUM), e che si sarebbe dovuto appoggiare. Per "Bilan", al contrario, la condizione necessaria per facilitare un’evoluzione rivoluzionaria possibile era di comprendere e affermare in ogni maniera che non vi era ancora rivoluzione. Nondimeno "L’Internationale" insistette fin dall’inizio sulla fragilità del movimento. Nel febbraio 1937, "Lo strangolamento del movimento rivoluzionario spagnolo è entrato nella sua ultima fase": "Le forze controrivoluzionarie vogliono prevenire una reazione organizzata delle masse" contro questo strangolamento80. L’influenza staliniana progredisce con l’appoggio russo, e la Repubblica preparerebbe un compromesso con Franco. L’alternativa sta in una battaglia decisiva: "o la distruzione dello Stato borghese", "o un’eroica sconfitta". Ancora illusioni sul POUM, con l’intermediario della sua organizzazione giovanile. La Gioventù Comunista Iberica sarebbe a favore di un "governo operaio rivoluzionario" eletto dall’"Assemblea dei delegati dei Comitati d’impresa, dei contadini e dei miliziani": ma cosa significa "Tutto il potere ai soviet!", quando i partiti riformisti esercitano un dominio schiacciante su questi organismi di base? Ritroviamo qui tutto l’orientamento del POUM.

L’Union Communiste mostrava la progressione controrivoluzionaria, ma non la realtà (ossia la debolezza) del movimento proletario. Spiegava tale progressione prima di tutto mediante l’intervento russo, il che dispensava dall’interrogarsi sulla situazione interna alla Spagna, e sull’azione effettiva degli operai. L’Union Communiste ragionava come se esistesse un movimento sociale rivoluzionario, ma imbrigliato dai partiti e dai sindacati.

Essa insisteva sull’"indipendenza di azione" rispetto al governo, non su cos’era questo governo81. Esaltava un "potere operaio" (opposto al potere borghese attuale) come scopo, ma non vedeva che un tale potere era la condizione di ogni lotta di classe contro Franco e la Repubblica. Ricercava la rivoluzione dove non c’era, e i rivoluzionari laddove non c’era altro che fraseologia rivoluzionaria, domandando senza posa al POUM di accordare i suoi atti con le sue parole. Insomma trasferiva adesso il "fronte unico", precedentemente auspicato, sul POUM e sulla CNT-FAI. Faceva appello alla base del POUM come i trotskysti a quella dei partiti comunisti e socialisti, ignorando la funzione di questi partiti. Analizzava meno quel che succedeva di quel che essa avrebbe voluto succedesse (tratto comune a tutti i rivoluzionari criticati da "Bilan". Per una lotta rivoluzionaria che non esisteva (in ogni caso non come essi ne parlavano), essi erano pronti a partecipare a una lotta, quest’ultima ben reale, diretta dallo Stato. Dall’idea che gli avvenimenti dovessero evolvere, se ne deduceva che lo potessero, e dunque che si dovesse sostenerli. Nonostante ciò riconosciamo all’Union Communiste un relativo pessimismo quanto all’epilogo (il che confuta, d’altronde, la sua tesi di un "movimento rivoluzionario attivo" in Spagna.

L’Union Communiste cominciò col partecipare al Comitato per la Rivoluzione Spagnola, che raggruppava l’essenziale del confusionismo centrista, compresa la Gauche révolutionnaire, opposizione di sinistra all’interno della SFIO, il cui capo Pivert era responsabile dell’informazione nel governo Blum, la qual cosa indica la portata della sua opposizione82. L’Union Communiste lasciò poi questo Comitato alla metà del ‘37, tra le altre ragioni a causa della presenza della Gauche révolutionnaire.

Dopo il maggio ‘37, "L’Internationale" descrisse lungamente il trionfo controrivoluzionario, ma individuò meglio l’effetto che la causa: "dopo le giornate di maggio, la guerra contro Franco ha perduto il carattere di guerra civile che aveva dopo il 19 luglio [1936] [...] nella misura in cui il movimento rivoluzionario [...] indietreggia di fronte alla controrivoluzione "democratica", il carattere imperialista della guerra militare si precisa e cresce la minaccia della guerra mondiale"83. Riteneva che ci s’incamminasse verso un compromesso Franco-Repubblica.

"L’Internationale" si rallegrava dell’evoluzione positiva de "Los Amigos de Durruti", che, se non avevano adottato la posizione marxista sullo Stato, ciò nonostante avevano visto, secondo l’Union Communiste, che "la conquista del potere politico è la condizione del successo della rivoluzione. I testi de "Los Amigos de Durruti" riprodotti sulle sue pagine, e che sono stati da noi analizzati nel "L’anarchismo di sinistra", dimostrano che questo apprezzamento era largamente esagerato. Per contro, veniva stigmatizzato l’atteggiamento "esitante" del POUM e il suo opportunismo che lo allineava alla CNT: malgrado i colpi che gli si abbattevano sopra, il POUM si limitava a confutare le menzogne e predicava un governo UGT-CNT.

"é ben poco probabile che una nuova grande battaglia possa ingaggiarsi. Le giornate di maggio sono state decisive a questo riguardo. Sole, delle lotte parziali, localizzate, si produrranno e saranno seguite da repressioni di massa."