"LA RÉVOLUTION PROLÉTARIENNE"

Più complessa, la posizione de "La Révolution Prolétarienne" derivava dal suo postulato sindacalista cosi riassunto da Jean Barrué nel 1935: "Noi non sacrifichiamo a cuor leggero un sindacalismo anche imperfetto la cui unità, presto realizzata [in Francia nel 1936], ci è costata tanti sforzi"56. Documentati, gli articoli di Nicolas Lazarévitch sulla Spagna forniscono i materiali per una critica dell’anarchismo, del sindacalismo e della guerra che Lazarévitch stesso non poteva effettuare. Altri, è vero, cercavano tutte le scuse possibili per la CNT, senza rendersi conto dell’enormità delle loro posizioni, come Louzon che scriveva nell’agosto ‘36: "Lo Stato, attualmente, è la CNT"57. "La Révolution Prolétarienne" si stupi sempre degli atti poco rivoluzionari della CNT: eppure non c’era nulla di sorprendente nel fatto che essa non facesse un uso rivoluzionario di un apparato costruito per la lotta riformista (violenta, all’occorrenza).

Lazarévitch voleva assicurare le riforme nelle retrovie repubblicane affinché il fronte tenesse: "a prima vista, potrebbe parere ozioso esaminare i problemi della nuova organizzazione sociale fintantoché sussisterà il pericolo di vedere schiacciati dallo stivale fascista tutti i tentativi diretti verso la nuova società. Tuttavia, siccome il fattore morale ha un’importanza fondamentale nella guerra civile, è importante sapere in quale misura, nelle retrovie, esistono le conquiste del proletariato [...]"58. La prima frase rispondeva all’argomento "Prima di tutto la guerra". La seconda spiegava che si trattava di dare agli operai delle buone ragioni per sostenere lo Stato legale. Lazarévitch sapeva che "Il proletariato spagnolo si batte su due fronti"59, ma senza trarne la lezione che s’imponeva sulla natura del conflitto e la sola via di uscita per il proletariato. Descriveva lo svolgimento di una situazione senza chiarirne il meccanismo. Pertanto le sue informazioni (esatte) servivano a uno scopo preciso: indirizzare il biasimo sugli stalinisti, e più in generale sui "partiti politici", financo un po’ sulla CNT, ma giammmai sulla politica antifascista.

Pacifista per principio, "La Révolution Prolétarienne" rifiutava ogni guerra contro Hitler, che sarebbe stata "la più tipicamente imperialista da centocinquant’anni"60, ma voleva che si aiutasse (con armi eccetera) la Repubblica spagnola. Denunciava la doppiezza dello Stato francese, non la natura dello Stato spagnolo. Apri anche le sue colonne all’ambasciatore repubblicano a Parigi61. Per una frangia radicalizzata del proletariato, di cui gruppi come "La Révolution Prolétarienne" erano espressione, la Spagna servi come inizio di giustificazione per la guerra (futura) contro il fascismo. Dopo aver rifiutato fino ad allora l’Unione Sacra, anche contro la Germania nazista, i proletari che resistevano ancora finirono con l’accettarla, come "minor male" rispetto alla vittoria fascista. L’antifascismo diretto verso la Spagna rafforzò il sostegno al Fronte Popolare di numerosi gruppi di estrema sinistra in Francia. Meglio Blum che Franco. Per esempio, A. Ferrat voleva "cambiare da cima a fondo la politica del governo" Blum, affinché aiutasse la Spagna repubblicana. Chiamando sempre all’impossibile, essi non finivano mai di denunciare la "fiacchezza" degli antifascisti democratici62.

La grande funzione ideologica della guerra di Spagna fu quella di polarizzare coloro che esitavano (in tutti i Paesi ove la resistenza proletaria era ancora viva, ma anche negli altri: dalla Russia alla Germania e all’Italia, passando per le democrazie) attorno all’alternativa democrazia/fascismo presentata in ciascun campo come la sola risposta al totalitarismo "plutocratico" o "fascista". Coloro che, dopo l’inizio degli anni Trenta, e ancor più dopo il riavvicinamento tra l’URSS e le democrazie occidentali, avevano sostenuto una forte (benché confusa e spesso nefasta) campagna contro la guerra, a poco a poco caddero nel campo democratico. I più inconsistenti teoricamente, cedettero più in fretta, malgrado il loro radicalismo superficiale. Cosi gli anarchici:

"Noi sappiamo bene che la Spagna di Negrin non è quella da noi auspicata, non è neanche quella che desiderano gli operai spagnoli. Abbiamo combattuto i suoi errori, le sue stesse esazioni. Ma oggi non si tratta di una questione di governo, è l’avvenire del movimento operaio [...]".

"Il tuo avvenire, popolo di Francia, si gioca in diversi punti del globo. é tuttavia in Spagna che tu devi portare la tua attenzione, essa attende il tuo soccorso, non esitare più, gettati nella mischia, ne va della sorte del proletariato spagnolo, della tua libertà, e del mantenimento della pace!"63

Fu l’adesione dell’estrema sinistra alla mobilitazione per la guerra preparata dal Fronte Popolare. Come nel 1914, bisognava rinunciare a ogni pretesa rivoluzionaria per salvare la civiltà dalla barbarie. Per i comunisti, invece, non c’era novità di fondo, quanto alla natura del conflitto, tra la Prima e la Seconda Guerra Mondiale.