L’ANARCHISMO E I SUOI DIFENSORI

La guerra di Spagna non dimostra il fallimento dell’"anarchismo" più di quanto il 4 agosto 1914 dimostri quello del "marxismo" (d’altronde nel 1914 anarchici notor", tra cui Kropotkin, aderirono all’Unione Sacra45). Quel che è rimarchevole, non è l’integrazione della CNT nello Stato. Questo fatto conferma l’analisi dei sindacati fatta dalla Sinistra tedesca dopo il 1914. Quale che sia la sua ideologia originaria, ogni organo permanente di difesa dei salariati si trasforma in organo di conciliazione e d’integrazione46. Anche se represso, e animato da numerosi militanti radicali, è condannato a sottrarsi loro, per divenire, in quanto istituzione, strumento del capitale. La partecipazione al governo del 1936 non fu una novità più di quanto lo fosse stata la capitolazione dei partiti socialisti nel 1914. Nel 1934, Maurin osservava già che gli anarchici non facevano politica direttamente, ma "per interposta persona"47.

Ciò che è interessante, è il meccanismo pratico e ideologico causa il quale un gran numero di anarchici, benché rivoluzionari sinceri, ma proprio perché anarchici, accettarono di capitolare di fronte al potere statale, e andarono poi in guerra contro Franco sotto la direzione di uno Stato capitalista. Fin dai primi giorni, la CNT e la FAI parlavano di lotta militare contro i fascisti, non di rivoluzione sociale in corso, o da fare. Ma ciò che sembra paradossale è totalmente logico. Quel che si deve criticare nell’anarchismo non è la sua ostinata ostilità verso lo Stato, ma la sua negligenza di fronte al problema del potere statale. Benché dia l’impressione di essere il nemico per eccellenza dello Stato, l’anarchismo si caratterizza, infatti, per l’incapacità di definire un atteggiamento rivoluzionario contro lo Stato. Sia che lo sopravvaluti, vedendo nell’"autorità" l’avversario n. 1 della rivoluzione, sia che lo trascuri, credendo che si possa fare la rivoluzione senza la distruzione dello Stato, o che questa distruzione avvenga tutta da sola. Marx disse nel 1871 che la rivoluzione deve distruggere lo Stato, e l’anarchismo crede di spingersi più lontano dicendo che bisogna distruggerlo immediatamente. é cosi che viene riassunta, perlopiù, la distinzione marxismo-anarchismo: come disse Lenin, essi sarebbero d’accordo sull’obiettivo ma in disaccordo sui mezzi.

L’autentica demarcazione risiede nella comprensione del rapporto tra Stato e società. Per il fatto di essere incapace di porre tale rapporto, l’anarchismo è più confuso che falso, oscillando tra la sopravvalutazione del pericolo statale e la sua sottovalutazione (come nel caso della guerra di Spagna. La confusione anarchica è dimostrata dal fatto che una corrente tanto ostile allo Stato abbia accettato di tollerarlo, poi persino di sostenerlo. Non parliamo qui, certamente, dei dirigenti, ma degli elementi radicali. Si è vista la posizione di Durruti, e si vedrà poi quella di Berneri. Nessun anarchico giunse a comprendere cosa era accaduto in Spagna e a trarne le lezioni: ecco l’autentico fallimento. Da un lato, l’anarchismo attribuisce troppa importanza allo Stato, dall’altro non ne vede il ruolo effettivo, quello di garante (ma non di creatore) del rapporto capitalista. La lotta contro lo Stato non è lo scopo e neanche l’aspetto principale della rivoluzione, bensi una delle sue condizioni, necessaria ma non sufficiente. Lo Stato, infatti, non è né il motore né l’ingranaggio essenziale del capitale, ma lo strumento della sua forza sociale unificata. Il vero problema non sta dunque nel comportamento (normale) della CNT, ma nel fallimento pratico di una corrente rivoluzionaria.

Prima del 1936, la CNT oscillava tra l’insurrezione prematura, di cui Abel Paz fornisce una descrizione lirica nel suo libro su Durruti, e il riformismo sindacale abituale. Di fronte agli atti rivoluzionari spesso disperati dei suoi membri, essa applicava il principio: "io sono il loro capo, occorre dunque che li segua". Ma non esitava, nondimeno ad abbandonarli all’occasione. Nel 1936, non potendo né volendo "fare la rivoluzione", ma desiderosa di giocare un ruolo nel sistema delle forze politiche (borghese), la CNT sostenne una gauchizzazione dello Stato (capitalista). Gli organi creati sotto la sua ala (Comitato Centrale delle Milizie) miravano a spingere lo Stato a sinistra o, forse, a sostituirglisi, ma senza distruggerlo, insediandosi come potere parallelo. L’essenza dello Stato non risiede nelle forme istituzionali specifiche, ma nella sua funzione unificatrice: esso è l’unità del separato. Anche quando sembra debole, se rimane come quadro in grado di riunire i pezzi della società capitalista, vive ancora, in certo qual modo s’iberna. Poi, all’occorrenza, cioè a partire dall’indebolimento del sedicente potere parallelo, lo Stato si rafforza, si riempie nuovamente delle forme specifiche provvisoriamente abbandonate. Il Portogallo ne dà un nuovo esempio.

L’antifascismo consiste nel sostenere lo Stato esistente nella sua forma democratica per evitare che esso assuma quella dittatoriale: ci si allineerà dunque sempre al più moderato. La Repubblica spagnola moltiplicò le concessioni per blandire le classi medie, ma più andò in questa direzione (arrivando fino a rivaleggiare in fervore nazionalista con gli stessi nazionalisti), e più s’indeboli. Allo stesso modo i democratici italiani e tedeschi non potevano combattere le basi sociali del fascismo, perché questa base non era altro che il capitale. La CNT accettò tutto pur di salvare l’unità antifascista, e gli anarchici onesti non mancarono di rimproverarglielo, da Berneri a Vernon Richards: ma il suo crollo e la sua capitolazione di fronte ai processi truccati, alla repressione eccetera discendevano dalla sua originaria accettazione di un’azione possibile sotto il comando dello Stato. La FAI (che svolge il ruolo di "partito" rispetto alla CNT, "organizzazione di massa" sotto il suo controllo) si definisce con precisione:

"Non potevamo lottare contro il governo che andava a costituirsi [dopo il luglio ‘36] poiché ogni lotta e ogni opposizione rappresentavano un indebolimento. Restarne fuori, significava mettersi in una condizione d’inferiorità"48.

Dopo aver sostenuto il governo senza parteciparvi, la CNT vi entrò (a settembre in Catalogna, a novembre a livello di Stato centrale). Caratteristico che si sia giustificata poi esattamente come i partiti comunisti spiegano il loro passaggio al potere dopo il 1945. "Quando noi eravamo ministri... vedete tutto quel che abbiamo fatto!" Ed ecco l’enumerazione delle loro realizzazioni (che furono il prodotto di iniziative popolari e non della loro azione, consistita nel frenarle). Ma la loro giustificazione suprema si riassume nell’idea che il governo legale non aveva il potere: il movimento operaio avrebbe conservato "nei fatti, se non di diritto, il potere politico rivoluzionario"49. Segno della confusione summenzionata, l’ideologia anarchica permette di partecipare al potere capitalista... giacché esso non ha il potere reale. Delle due, l’una: o ce l’ha e la CNT si mette al servizio dello Stato borghese; o non ce l’ha e allora perché rispettarlo? Per salvare le apparenze di fronte all’estero, replica la CNT. Il "realismo politico" della CNT la rese garante di tutti i compromessi, anche dopo che lo Stato e il suo alleato russo avevano mostrato il loro vero volto accanendosi contro i rivoluzionari. Nel momento cruciale, cosi come il POUM, la CNT disarmò ideologicamente i proletari mascherando l’antagonismo che li opponeva allo Stato. Li consegnò alla repressione invitandoli a cessare la lotta contro un nemico deciso ad andare fino in fondo. Pronta a tutto pur di sopravvivere, si alleò con l’UGT. Per questo non difese il POUM: "i libertari avevano prima di tutto da difendere se stessi"50. Non c’era altra alternativa, a partire dal momento in cui era stata accettata la parola d’ordine "Innanzitutto sconfiggere Franco".

"Dal momento che la CNT non poteva far cadere Negrin [primo ministro socialista alleato del Partito Comunista] e i comunisti, e poiché peraltro essa era d’accordo con loro nel continuare la guerra fino alla vittoria, non le restava altro che partecipare al governo, a ogni costo."51

La CNT avrebbe continuato a partecipare anche ai governi-fantasma repubblicani del dopoguerra: non si sarebbe stati più, prima di tutto, antifascisti, bensi "antifranchisti"52.

All’estero, il miraggio spagnolo funziona benissimo, e gli elogi alla CNT non mancano. Una brochure belga assimila, per esempio, il 1931 a una rivoluzione politica e si stupisce che non sia andata più lontano, e abbia anche attaccato gli operai, mentre i sindacati volevano "allargare la [sua] portata economica". Quanto alla situazione dopo il luglio ‘36: "Sotto la direzione della CNT, della FAI e dell’UGT, gli operai sono i padroni assoluti. Non c’è traccia di governo regolare"53. Questo travestimento dei fatti colpisce tanto di più in un testo peraltro onesto.

La posizione di Prudhommeaux apparirebbe quasi come un lavoro eseguito su ordinazione. Venuto dalla Sinistra comunista, egli aveva animato "L’Ouvrier Communiste", poi "Spartacus" (da non confondere con i "Cahiers Spartacus" di René Lefeuvre, successivi), evolvendo dalla Sinistra tedesca all’anarchismo. Il suo panegirico della CNT-FAI è, forse, il suo testo peggiore: la sua ingenuità ricorda troppo le descrizioni della Russia stalinista di coloro che Trotsky chiamava "gli amici dell’urss". Prudhommeaux riduce subito la rivoluzione all’aspetto militare: "L’armamento del popolo è il primo problema di ogni lotta sociale"54. Notevolissimo è il suo formalismo operaio, identico a quello del POUM, dei trotskysti eccetera: è come se lo Stato e il Comitato Centrale delle Milizie fossero sotto la direzione degli operai attraverso l’intermediario delle organizzazioni "operaie". L’apologia della democrazia diretta può andare di pari passo con una concezione perfettamente politica della rappresentazione delle masse da parte delle "loro" organizzazioni55.