IL POUM

Per l’immensa maggioranza dei gruppi di sinistra e di estrema sinistra di allora, la rivoluzione borghese restava da fare in Spagna37. Tutti i sostenitori di questa tesi erano d’accordo sulla debolezza della borghesia spagnola. Secondo loro, la rivoluzione borghese sarebbe andata dunque incontro alla sconfitta, a meno di mostrare più audacia, di essere più "popolare" che nei Paesi capitalisti moderni. Ma essi si dividevano poi sulla portata più o meno radicale di questo superamento. Un solo rimedio, comunque, per giungervi: l’"unità". In un articolo su "Masses", A. Patri citava come esempio la Catalogna, ove il Blocco Operaio e Contadino e il Partito Socialista si erano alleati: "Prima che un generale sguaini di nuovo il suo spadone, occorre che il movimento operaio si sia costituito in Spagna. é la sola possibilità di salvezza"38.

Trotsky credeva nella necessità di una fase democratica, la cui realizzazione da parte della classe operaia avrebbe forzato quest’ultima ad andare oltre, fino alla rivoluzione socialista. A questo schema di "rivoluzione permanente", che prevede un legame indissolubile tra le due fasi, il POUM opponeva la tesi di una tappa democratica borghese distinta da quella successiva, in cui il proletariato avrebbe fatto "pressione" sulla rivoluzione borghese senza assumersene i compiti. Nel 1931, il POUM definiva la prossima rivoluzione spagnola come un nuovo 1789: "Il mercato interno si allargherà in proporzioni favolose e l’industria uscirà dal suo rachitismo tradizionale"39. C’era incertezza all’interno del POUM: Maurin era per una struttura governativa di tipo borghese, Nin per delle nuove strutture di potere ("giunte rivoluzionarie"). Questa questione si legava ad altre divergenze nel POUM. Maurin era vicino al separatismo di diverse province, mentre Nin raccomandava una soluzione che legasse unità nazionale e autonomia regionale. L’ex BOC, che era diretto da Maurin e dava al POUM il grosso dei militanti, era più radicato nella situazione reale, e ne subiva ancor di più le pressioni democratico-riformiste, che non il piccolo gruppo riunito attorno a Nin, proveniente dal trotskysmo. Peraltro, la divisione Maurin-Nin non ebbe grand’effetto pratico durante la guerra. Maurin era prigioniero dei nazionalisti, e creduto morto. Nin dette al POUM una fraseologia di sinistra, applicando un indirizzo di destra.

Alla metà del 1936, lo spettro politico della sinistra spagnola differiva da quello degli altri Paesi. Il movimento operaio tradizionale era costituito innanzitutto dalla cnt e, in minor misura, dal Partito Operaio Spagnolo e dalla sua centrale sindacale ugt. Il Partito Comunista era molto debole in rapporto al "centrismo" rappresentato dal POUM (ma come si è visto, era il Partito Comunista a essere qualificato "centrista" da "Bilan"). Il PCEsi sarebbe sviluppato solo una volta giunto al potere, grazie al controllo dello Stato e all’appoggio russo. Fino al 1934-’35, il POUM era per il "fronte unito", mentre il PCE difendeva la linea "settaria" detta "classe contro classe". Generalizzando l’esperienza delle Asturie e dell’Alleanza Operaia del ‘34, il POUM rifiutò all’inizio il Fronte Popolare, proponendo l’Alleanza Operaia. Respingeva sul piano elettorale ciò che in fondo accettava, incapace di vedere che il problema era prima di tutto nella natura delle organizzazioni "operaie", sia che si riunissero in un fronte di "lotta" o in una coalizione parlamentare.

Dopo il luglio ‘36, di fronte al Partito Comunista che diceva: "soprattutto niente socialismo, difendiamo solamente la democrazia", il POUM sosteneva: "noi lottiamo per la democrazia e per il socialismo". Non cercò mai di darsene i mezzi, né indicò che la condizione di una lotta per il socialismo sarebbe stata una rottura definitiva con il capitale. I partiti comunista e socialista irreggimentavano le masse, il POUM serviva a giustificare la guerra da un punto di vista "rivoluzionario". Alla fine del ‘36 voleva "un governo di operai e contadini [...] che non versi sangue per una repubblica democratica, ma per una società liberata da ogni sfruttamento capitalista"40. Fu dunque condotto a scontrarsi con lo Stato spagnolo come con l’urss, senza mai attaccarli frontalmente: una politica suicida. La repressione subita non ne fa per ciò stesso un gruppo rivoluzionario.

Le riforme appoggiate dal POUM (come quella della Giustizia, col ministero Nin) dovettero essere abbandonate, adempiuto il loro ruolo, che consisteva nel tenere occupate le masse per distoglierle dalla lotta contro lo Stato. Le collettivizzazioni agricole e industriali esprimevano un’immensa spinta rivoluzionaria. Ma quando tali spinte non superano i limiti politici (lo Stato) e sociali (l’economia mercantile) capitalisti, si condannano. Al fine di contribuire all’evoluzione di tali forme al di là di questi limiti, la critica rivoluzionaria si fa più incisiva, mostrando fin dove il capitale può spingersi per riformarsi, cedendo su tutto pur di salvaguardare l’essenziale. Il POUM fece il contrario. Dovette riconoscere che lo Stato sussisteva come in precedenza, comprese le sue funzioni chiave: "Il POUM non riesce assolutamente a influire sulla polizia"41. Ciò non gli impedi di spingere verso trasformazioni economico-sociali, private allora di ogni fondamento.

Il POUM fu incapace di vedere nel maggio ‘37 una vittoria dello Stato, che attaccò e fece cedere (dopo una vivace resistenza) gli operai che credevano ancora in lui, anche quando si opponeva loro con le armi. Il POUM e la cnt cosi come avevano appoggiato lo Stato alla fine del luglio ‘36, egualmente ricercarono il compromesso con lui nel maggio ‘37, e chiamarono (con successo) gli operai a deporre le armi42. Il POUM e la cnt accettarono l’arrivo a Barcellona di 5.000 gendarmi da Valencia. Il carattere centrista del POUM è dimostrato dal fatto che esso mirava prima di tutto a convincere un’organizzazione "operaia" ma di fatto non rivoluzionaria (la cnt) ad agire in maniera rivoluzionaria, piuttosto che a condurre esso stesso un’attività rivoluzionaria. La sua contraddizione era di volere la conquista del potere nel mentre appoggiava il potere statale esistente. Lo Stato si accorse di avere le mani libere, e la liquidazione cominciò.

"Il 19 luglio [1936] fu una vittoria militare, ma una sconfitta politica. Nonostante quanto si fece poi, questo errore era irreparabile. A partire da settembre, le forze "dell’ordine", che si erano riprese, contrattaccarono. In realtà le giornate di maggio [1937] non furono un’offensiva rivoluzionaria, ma una battaglia difensiva condannata alla sconfitta."43

La repressione successiva non apri gli occhi ai capi del POUM: con le spalle al muro, di fronte alle calunnie, alle torture e ai processi, essi denunciarono sempre i partiti (socialista e staliniano), mai lo Stato. Solo una minoranza si levò amaramente contro la direzione. Per esempio, una cellula di Barcellona concluse, prove alla mano, che la linea ufficiale del partito equivaleva a un sostegno allo Stato vigente44. Cosi, il 21 luglio 1937, il POUM domandò la "formazione di un governo con la partecipazione di tutte le componenti del Fronte Popolare". Questa cellula commentò: "un governo di quegli stessi che noi accusiamo di essere responsabili dell’insurrezione militare". Più oltre:

"L’unico punto [delle tesi del partito] che, in modo indiretto, concerne il problema del potere è il n. 8: "revisione della Costituzione della Catalogna in un senso progressivo". Senza dubbio è grazie a questa revisione che i lavoratori giungeranno poi alla dittatura del proletariato di cui ci parlerà il compagno Nin".

Ma questa minoranza non giunse mai (a nostra conoscenza) a definire un’altra prospettiva e neppure a provocare una scissione positiva.