IL CENTRISMO

Nel dibattito sulla Spagna, "Bilan" si trovava di fronte a due tipi di avversari. Gli uni erano all’interno nel movimento rivoluzionario, malgrado vari difetti, e su certi punti vedevano più giusto di "Bilan". Gli altri appartenevano a quel che si può chiamare il centrismo. Questo termine va precisato. Negli anni Trenta, la Sinistra italiana, cosi come Trotsky, designava con il termine "centrismo" i partiti comunisti, secondo l’idea che Stalin rappresentasse una linea conciliatrice tra la sinistra (Trotsky) e la destra (Bucharin) sia in politica interna sia in politica estera. Questa idea partecipava del rifiuto trotskysta (a lungo condiviso da Bordiga36) di pronunciarsi sulla natura capitalista della Russia, cosi come sul suo orientamento: la linea staliniana sarebbe stata un compromesso tra la borghesia e il proletariato in Russia, e tra il capitale mondiale e la difesa delle "conquiste dell’Ottobre" sul piano internazionale. Ne discendeva un’incapacità a comprendere la funzione dei partiti comunisti, giudicati soprattutto "opportunisti".

Infatti, il termine "centrismo" era di uso frequente tra i rivoluzionari dopo il 1914, per designare il centro zimmerwaldiano (che, come ad esempio lo Spartakusbund, voleva lottare contro la guerra ma respingeva il disfattismo rivoluzionario), e in seguito coloro che si separavano dalla Seconda Internazionale senza arrivare fino al comunismo. Per la Sinistra tedesca, centrista era la maggioranza dell’Internazionale Comunista, poiché raccomandava il parlamentarismo, il sindacalismo, i partiti "di massa" eccetera. Il Partito Comunista d’Italia, indi la Sinistra italiana, che restarono assai più a lungo nell’Internazionale Comunista, avevano una posizione diversa, almeno fino alla vittoria di Stalin nel Partito Comunista Russo (1926).

A partire dalla fine degli anni Venti, una serie di scissioni scossero i partiti socialisti e quelli stalinisti Esse vennero operate da un punto di vista tattico (in primo luogo l’incapacità dei partiti socialisti e comunisti di resistere al fascismo), senza visione globale, come se la linea fosse sbagliata, mentre era l’organizzazione stessa a essere antirivoluzionaria. Anche quando quest’ultima seguiva una politica suicida (come in Germania), non si trattava di un’aberrazione. I gruppi o i partiti sorti da queste scissioni partecipavano dell’orizzonte teorico e politico dell’epoca. Attualmente, il "centrismo" sarebbe rappresentato da tutte le forme di gauchismo, cioè di fissazione di rivolte e di movimenti confusi su punti parziali, inoffensivi per il capitale. Spesso i gruppi centristi s’incaricano delle rivendicazioni riformiste trascurate o combattute dalle organizzazioni sindacali e politiche ufficiali.

Il centrismo è ciò che fuoriesce dal "movimento operaio" integrato senza evolvere verso posizioni rivoluzionarie, restando a mezza strada, contribuendo a bloccare i proletari su strade senza uscita, cercando di far pressione sul movimento operaio considerato, malgrado tutto, come la vera organizzazione della "classe". Trattare i partiti comunisti come centristi e traditori, alla maniera di "Bilan", significa condividere una tale illusione. In senso stretto, il "centrismo" spagnolo, era costituito dal poum e dalla sinistra della cnt.