GUERRA IMPERIALISTA

Perché si dia rivoluzione, occorre che vi sia almeno un inizio di attacco contro le radici della società: lo Stato e l'organizzazione economica. é ciò che accadde in Russia a partire dal febbraio 1917, e si accelerò poco a poco (vedremo oltre perché questa rivoluzione abbia condotto poi a una sconfitta). Non si può parlare di un tale inizio in Spagna, ove i proletari si piegarono di fronte allo Stato. Da allora, tutto ciò che essi continuarono a fare (lotta militare contro Franco, trasformazioni sociali) fu sotto il segno del capitale. La miglior prova di ciò sta nella rapida trasformazione di queste attività, che gli antifascisti di sinistra sono incapaci di spiegare. La lotta militare ricorse molto presto ai metodi statali borghesi, accettati dall'estrema sinistra in nome dell'efficacia (e che si rivelarono quasi sempre inefficaci). Lo Stato democratico non può lottare con le armi contro il fascismo più di quanto possa impedirgli di giungere al potere pacificamente. Era perfettamente normale che uno Stato borghese repubblicano si opponesse all'impiego di metodi di lotta sociale per indebolire il nemico, e si affidasse a una guerra frontale tradizionale, nella quale non aveva alcuna chance contro un esercito moderno, meglio equipaggiato e addestrato per questo tipo di combattimento. Quanto alle socializzazioni e alle collettivizzazioni, anch'esse mancavano di forza comunista, in particolare perché la mancata distruzione dello Stato borghese impediva loro di organizzare un'economia anti-mercantile a livello dell'intera società, e le isolava in una serie di comunità precarie giustapposte senza azione d'insieme. Lo Stato s'incaricò ben presto di dimostrare loro chi era a comandare. Non vi furono, perciò, né rivoluzione né innesco rivoluzionario in Spagna a partire dall'agosto 1936. Al contrario, il movimento verso la rivoluzione era sempre più bloccato e la sua rinascita improbabile. é significativo che, nel maggio '37, i proletari avessero ancora la forza di levarsi in armi contro lo Stato (questa volta contro quello democratico), ma non di portare il combattimento fino al punto di rottura. Dopo aver ceduto di fronte allo Stato legale nel 1936, essi fecero fallire il suo colpo di forza nel maggio '37, ma cedettero di fronte alle organizzazioni "rappresentative" che li invitavano a cessare la resistenza armata. Affrontarono lo Stato, non lo distrussero. Accettarono i consigli di moderazione del POUM e della CNT: nemmeno il gruppo radicale Los Amigos de Durruti chiamò a distruggere queste organizzazioni controrivoluzionarie.

In Spagna, si può parlare di guerra, non di rivoluzione. Questa guerra aveva come prima finalità la soluzione di un problema capitalista: costituire in Spagna uno Stato legittimo che sviluppasse meglio il capitale nazionale nel mentre integrava il proletariato. Viste sotto questa angolazione, le analisi sulla composizione sociologica dei due eserciti hanno un valore molto relativo, come quelle che spiegano la natura "proletaria" di un partito con la percentuale di operai tra i suoi aderenti. Tali fatti sono reali, e hanno una certa importanza, ma sono secondari in rapporto alla funzione sociale di ciò che si tratta di comprendere. Un partito a composizione operaia che sostenga il capitale, è controrivoluzionario. L'esercito repubblicano spagnolo contava certo un gran numero di operai, ma battendosi per degli obiettivi capitalisti, era tanto poco rivoluzionario quanto quello franchista.

La formula di "guerra imperialista" a proposito di questo conflitto potrà shockare coloro che assimilano imperialismo e lotta per un dominio direttamente economico. La logica profonda delle guerre imperialiste, da quella del '14-'18 ai conflitti odierni, è di risolvere le contraddizioni economiche e sociali del capitale, di eliminare la tendenza potenziale verso il movimento comunista. Poco importa che in Spagna non si trattasse direttamente di mercati da spartire. La guerra serviva a polarizzare i proletari del mondo intero, dei Paesi fascisti come di quelli democratici, intorno all'opposizione fascismo-antifascismo, e preparava cosi l'Unione Sacra della Seconda Guerra Mondiale. I motivi strategici ed economici non erano d'altronde assenti: si trattava pure per gli schieramenti presenti, i cui contorni erano ancora mal disegnati, di guadagnarsi degli alleati o delle neutralità benevole, e di sondare la solidità delle alleanze. é del tutto normale che la Spagna non abbia poi partecipato al conflitto mondiale. Non ne aveva più bisogno, avendo risolto il proprio problema sociale mediante il doppio annientamento (democratico e fascista) dei proletari nella guerra spagnola; e il suo problema economico mediante la vittoria delle forze capitaliste conservatrici, che limitarono lo sviluppo delle forze produttive al fine di evitare l'esplosione sociale. A partire dagli anni Sessanta, contro ogni ideologia, il fascismo anticapitalista e "feudale" svilupperà, malgrado tutto, l'economia spagnola. La guerra del 36-39 svolse per la Spagna la stessa funzione di quella del 39-45 per il resto del mondo, ma in altro modo, con questa importante differenza (che non modifica né la natura né la funzione del conflitto): essa ebbe come punto di partenza una pressione rivoluzionaria sufficiente a far indietreggiare il fascismo e a obbligare la democrazia a impugnare le armi contro di esso, ma insufficiente a distruggere entrambi. Non abbattere l'uno insieme all'altra, significava correre incontro alla sconfitta, giacché tutti e due erano potenzialmente lo Stato capitalista legittimo. Quale che fosse il vincitore, non poteva che subissare i proletari dei colpi sempre riservati loro dallo Stato capitalista. Le misure antifasciste servono in seguito contro i radicali (p. es., nel '68, i gruppi gauchisti furono disciolti con un decreto dell'epoca del Fronte Popolare).