TOTALITARISMO E FASCISMO

Gli orrori del fascismo non furono né i primi, né gli ultimi, né, checché se ne dica, i peggiori1. Non avevano niente da invidiare ai massacri "normali" delle guerre, delle carestie eccetera. Per i proletari erano la riedizione più sistematica di altri terrori vissuti nel 1832, 1848, 1871, 1919, ... Non dimeno, il fascismo occupa un posto di spicco, se non il primo, nello spettacolo degli orrori. Stavolta, infatti, furono colpiti molti borghesi e una buona parte della classe politica, cosi come la testa e anche il corpo delle organizzazioni operaie ufficiali. Per i borghesi e i piccoli borghesi, si tratta di un fenomeno anormale, inspiegabile, salvo che mediante il ricorso a cause psicologiche: una degradazione dei valori democratici. L’antifascismo liberale fa del fascismo una perversione della civiltà occidentale, raggiungendo cosi un effetto contrario: la fascinazione sadomasochista del fascismo resa oggi celebre dal ciarpame "retro". L’umanesimo occidentale non capirà mai che le croci uncinate inalberate dagli Hell’s Angels gli rimandano l’immagine capovolta del suo proprio fantasma del fascismo. La logica di questa inversione si riassume cosi: se il fascismo è il Male assoluto, allora scegliamo il male, invertiamo i valori: fenomeno tipico di un’epoca scombussolata.

L’analisi "marxista" abituale non si attarda, evidentemente, sulla psicologia. L’interpretazione del fascismo come strumento del "grande capitale" è divenuta classica dopo Daniel Guérin. Ma la sua serietà ne maschera l’errore centrale. La quasi totalità degli studi "marxisti" mantengono l’idea che, malgrado tutto, il fascismo fosse evitabile nel 1922 o nel 1933, e lo riducono a un’arma utilizzata dal capitalismo, che quest’ultimo avrebbe potuto rimpiazzare con un’altra, se il movimento operaio avesse esercitato una pressione sufficiente in questo senso, invece di dar prova soltanto del suo settarismo e delle sue divisioni. Sicuramente non vi sarebbe stata una "rivoluzione", ma almeno l’Europa avrebbe evitato il nazismo, i campi eccetera. Dietro a considerazioni giustissime sulle classi, sullo Stato, sul legame tra fascismo e grande industria, questa idea serve a non vedere che il fascismo s’inscrive in una doppia sconfitta: sconfitta dei rivoluzionari schiacciati dalla socialdemocrazia e dalla democrazia parlamentare; indi fallimento dei democratici e dei socialdemocratici nel gestire efficacemente il capitale. L’avvento al potere del fascismo, e ancor più la sua natura, restano incomprensibili al di fuori del periodo precedente, della lotta di classe anteriore e dei suoi limiti. Non si comprendono disgiuntamente. Non è un caso se Guérin s’inganna al tempo stesso sul Fronte Popolare, in cui vede una "rivoluzione mancata", e sul significato del fascismo.

Il paradosso e il segreto della mistificazione antifascista stanno nel fatto che che i democratici mascherano tanto meglio la natura del fascismo quanto più dispiegano una radicalità apparente, gridando al fascismo dappertutto da oltre cinquant’anni. Questa pratica non è nuova.

"Fascismo di qui, fascismo di là. L’Action Française è il fascismo. Il Blocco Nazionale è il fascismo [...]. Tutti i giorni, da sei mesi, "L’Humanité" ci riservava una sorpresa fascista. Un giorno un enorme titolo a sei colonne: Abbasso il senato fascista! Un’altra volta, causa il rifiuto da parte di una tipografia di stampare un giornale comunista: Colpo di forza fascista [...].

Non vi sono bolscevismo e fascismo in Francia più di quanto vi sia kerenskismo. La "Liberté" e "L’Humanité" hanno un bel affannarsi, il fascismo che esse inventano non è suscettibile di sviluppo: le condizioni oggettive della sua esistenza non si sono ancora realizzate [...].

Non si può lasciare il campo libero alla reazione: inutile battezzarla come fascista per combatterla."2

In un’epoca d’inflazione verbale, il solo fatto di evocare il "fascismo" è divenuto un segno di radicalità, mentre attesta una confusione e una concessione teorica allo Stato e al capitale. L’essenza dell’antifascismo consiste nel lottare contro il fascismo per promuovere la democrazia, cioè nel lottare non per distruggere il capitalismo ma per costringerlo a non farsi totalitario. Con l’identificazione del socialismo in una democrazia totale, e del capitalismo in una fascistizzazione sempre maggiore, l’antagonismo proletariato-capitale, comunismo-salariato, proletariato-Stato è rinviato in un altro mondo a profitto dell’antagonismo "democrazia"-"fascismo", presentato come la quintessenza della prospettiva rivoluzionaria. L’antifascismo non vi riesce che mescolando due fenomeni: il "fascismo" propriamente detto, e l’evoluzione del capitale e dello Stato verso il totalitarismo. Riconducendo sempre il secondo fenomeno al primo, si fa passare la parte per il tutto, si maschera la causa di entrambi, si rafforza quel che si crede di combattere.

Non si afferra l’evoluzione del capitale e delle sue forme totalitarie attuali a partire dalla denuncia di un "fascismo" latente: bensi il fascismo a partire dall’evoluzione del capitale verso il totalitarismo, di cui il fascismo fu un caso particolare, e in cui la democrazia ha giocato, e gioca, un ruolo altrettanto controrivoluzionario che il fascismo. é un abuso linguistico parlare oggi di un fascismo indolore, non violento, o che non distruggerebbe gli organismi tradizionali del movimento operaio. Il fascismo fu un movimento limitato nel tempo e nello spazio. La situazione dell’Europa dopo il 1918 gli dà i suoi tratti originali che non si ripeteranno più.

Cosa c’è al fondo del fascismo, se non l’unificazione economica e politica del capitale, tendenza divenuta generale dopo il 1914? Il fascismo fu una maniera particolare di realizzarla in Paesi (Italia e Germania (ove lo Stato si era rivelato incapace di fare regnare l’ordine (ivi compreso nella borghesia), benché la rivoluzione fosse stata soffocata. é nell’essenza del fascismo di essere nato nelle strade, di aver suscitato il disordine per l’ordine: movimento di vecchie classi medie che sboccò nella loro riduzione più o meno violenta, che rigenerò dall’esterno lo Stato tradizionale incapace di risolvere la crisi del capitale.

Crisi dello Stato all’epoca del passaggio al dominio totale del capitale sulla società: ben di questo si trattava. Occorsero le organizzazioni operaie per domare la rivoluzione, ci vollero poi i fascisti per metter fine al disordine seguitone. Una crisi mal superata a quell’epoca: lo Stato fascista era efficace solo in apparenza, perché poggiava sull’esclusione sistematica dei salariati dalla vita sociale. Ma una crisi relativamente superata dall’odierno Stato tentacolare. Lo Stato democratico si dà tutti i mezzi del fascismo, se non di più, giacché integra le organizzazioni operaie senza annientarle. L’unificazione sociale va al di là di quella realizzata dal fascismo, ma quest’ultimo in quanto movimento specifico è scomparso. Esso corrispondeva alla disciplina forzata della borghesia sotto la pressione dello Stato, in un contesto originale.

La borghesia prese a prestito perfino il nome dalle organizzazioni operaie, che spesso in Italia si chiamavano "fasci". é significativo che il fascismo si definisca in primo luogo come forma di organizzazione e non come programma. Suo solo programma è di riunire in fascio, di fare convergere gli elementi che compongono la società, di buon grado o di forza:

"Il fascismo ruba al proletariato il suo segreto: l’organizzazione [...]. Il liberalismo è tutto ideologia e niente organizzazione; il fascismo è tutto organizzazione e niente ideologia" (A. Bordiga).

La dittatura non è un’arma del capitale, come se esso potesse sostituirla con altre meno micidiali, ma una tendenza del capitale, che si realizza quando necessario. "Ritornare" alla democrazia parlamentare dopo la dittatura, come in Germania dopo il ‘45, significa solamente che la dittatura è inutile (fino alla prossima volta) in quanto integrazione delle masse nello Stato. Il problema non è dunque che la democrazia assicura uno sfruttamento più dolce che la dittatura: ognuno preferirebbe essere sfruttato alla svedese piuttosto che torturato alla brasiliana. Ma si ha scelta? Questa democrazia si trasformerà essa stessa in dittatura all’occorrenza. Lo Stato non può avere che una funzione, che esso adempie democraticamente o dittatorialmente. Si può preferire la prima maniera, ma non piegare lo Stato per costringerlo a impiegarla. Le forme politiche che il capitale si dà non dipendono dall’azione degli operai più che dalle intenzioni della borghesia. Weimar capitolò di fronte a Hitler, gli apri le braccia. E il Fronte Popolare di Léon Blum non "evitò il fascismo", perché la Francia del 1936 non aveva bisogno di unificare il capitale e di ridurre le classi medie. Non esiste scelta politica alla quale il proletariato potrebbe essere invitato o invitarsi di forza.

Si prende in giro Hitler per aver conservato della socialdemocrazia viennese solo i suoi metodi di propaganda. La "verità" del socialismo era più li che nel raffinato austromarxismo. Il problema comune alla socialdemocrazia e al nazismo era d’inquadrare le masse e di reprimere i loro bisogni. Furono dei socialisti e non dei nazisti ad annientare le insurrezioni (ciò non ha impedito all’attuale spd, nel 1979 al potere come nel 1919, di realizzare un francobollo ufficiale in onore di Rosa Luxemburg, che essa fece uccidere sessant’anni fa). La dittatura viene sempre dopo che i proletari sono stati battuti dalla democrazia, dai sindacati e dai partiti di sinistra. Viceversa, socialismo e nazismo contribuirono egualmente a un miglioramento (provvisorio) del livello di vita. Come la socialdemocrazia, Hitler si fece strumento di un movimento sociale il cui contenuto gli sfuggiva. Egli si batteva per il potere, come l’spd per la sua funzione di mediatrice tra gli operai e il capitale: ma entrambi servirono egualmente il capitalismo, che se ne sbarazzò una volta che ebbero svolto il loro rispettivo compito.